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Argentina: Il paese che rinasce dalla polvere

Due anni fa il cataclisma economico si abbatteva su Buenos Aires. Oggi la città è diventata un laboratorio di nuove esperienze sociali. Un sociologo le ha monitorate per Vita. Ecco il suo diario di tre mesi vissuti nelle fabbriche tenute aperte dagli operai, tra lezioni di tango e…Un Paese visto e vissuto ad altezza di uomo normale. È quanto ha fatto per Vita Piero Poli, uno studioso che sul nostro settimanale si era fatto conoscere per dei reportage di grande interesse daO1rlanda. Ora Poli ha trascorso alcuni mesi a Buenos Aires, in uno scenario distante ma non molto diverso da quello irlandese. Anche qui si è trovato davanti il grande problema della povertà e della disoccupazione. E anche qui, come a Dublino, come a Belfast ha indagato sui percorsi spontanei e associativi che tentano di fare argine al fenomeno. L’Argentina del dopo collasso economico, da questo punto di vista offre uno scenario interessantissimo e imprevedibilmente vitale. Davanti a un sistema paralizzato, a un'economia a pezzi, in tanti hanno capito che solo l'iniziativa dal basso poteva aprire qualche orizzonte. Così si sono ripetuti gli episodi di autogestione cooperativa delle fabbriche. Così le proteste si sono trasfo17nate in collant e sociale, in identità nuova da cui ripartire.

La povertà in Argentina nel2002 aveva raggiunto livelli choccanti per un Paese comunque avviato sulla strada delle maggiori economie mondiali. Una sconsiderata politica iper liberista aveva portato il Paese al disastro. La parificazione del peso col dollaro, una delle manovre economiche dell'epoca di Menem, aveva facilitato l'importazione di merci straniere annientando l'industria nazionale e mandando la disoccupazione alle stelle. Le dimostrazioni di piazza si sono moltiplicate quando nel 20011’Argentina è diventata insolvente nei confronti del Fondo monetario internazionale e il governo ha svalutato il peso. Per evitare fughe di capitali il governo impose un blocco dei conti bancari che mandò in rovina milioni di risparmiatori e piccole imprese. Il prodotto interno lordo calò del 10% in un anno, l'inflazione arrivò al 41%, i disoccupati al 25%. Ora la situazione è migliorata, la produzione ha ripreso a salire (+5,5% ne12003) e l'inflazione si è assestata sul 4 %.

In questo scenario, anche le esperienze maturate in quel drammatico 2002 assumono la fisionomia di nuclei attorno ai quali un Paese ricostruisce, in positivo, la propria fisionomia sociale. Non per nulla il viaggio di Piero Pòli si conclude un po' a sorpresa nelle palestre e nei locali dove s'insegna e si balla il tango. Che oltre ad essere un ballo, diventa un po' uno stile di vita. Un modo per riscoprire quella gentilezza dello spirito che è una peculiarità dell’Argentina, del suo stile di vita capace di cogliere ed esaltare i ritmi più profondi. I piqueteros. Dalla protesta alla proposta.

Qui i disoccupati hanno tanto da fare


Dai barrio più diseredati prendono vita movimenti di chi non ha lavoro. Che chiedono l’intervento del governo, ma che non si fermano a questo. E creano occasioni di lavoro e socialità nuova.

Disoccupati, dialoguistas e indipendenti


L'aumento esponenziale della disoccupazione ha infoltito rapidamente le schiere delle organizzazioni dei senza lavoro attive sin dalla metà degli anni 90. I sindacati e i partiti politici hanno quindi dovuto fare i conti con movimenti di piazza portatori di istanze locali ma già inseriti in un veloce processo di espansione e collaborazione. Due grandi organizzazioni si sono poste come obiettivo la coordinazione del movimento, con grado variabile di successo, l'Ftv - Federacion terra y vivienda, legata ai sindacati e il Ccc - Corriente clasista y combativa legata alla sinistra. Queste due organizzazioni, definite dialoguistas, colloquiano direttamente con il governo e recentemente hanno presentano candidati alle elezioni.

Le organizzazioni "indipendenti" (solitamente chiamare Mrd, Movimentos de trabajadores desocupados), rifiutano il compromesso col governo, e alle ultime elezioni provinciali si sono unite al grido «se vayan todos» rivendicando la loro natura di organizzazioni popolari. Nonostante ricevano poca copertura da parte della stampa, sono numerosissime e godono del favore di set- tori della società, come le cooperative. Alle manifestazioni di alcune di queste organizzazioni è costante la presenza delle Madres de Plaza de mayo.

Piqueteros per ottenere fondi e sussidi

Fare i piquete, bloccare e occupare per giorni le arterie stradali,. è divenuto il principale strumento di dimostrazione. I 2.334 blocchi stradali compiuti in Argentina nel solo 2002 hanno guadagnato ai disoccupati il nome di piqueteros. La maggior parte di questi blocchi sono stati organizzati dalle grandi organizzazioni nazionali per ottenere dal governo fondi per attività solidali o sussidi di disoccupazione.

Cercare di muoversi nella smisurata periferia della capitale può riservare quindi deviazioni su una delle tante carrettiere fangose identificate unicamente da un numero e che immancabilmente conduce a una vasta baraccopoli. Una porzione sempre più consistente dei 12 milioni di abitanti della periferia bonaeriense vive in abitazioni abusive e fatiscenti. Molti dei movimenti partono proprio da queste misere di- stese di legno e lamiera, da cui prendono il nome: Mtd Matadero, Mtd La Matanza Florencio Varela y La Plata, Berisso y Ensenad. In altri casi portano il nome di una vittima della repressione: il Ctd Annibal Veron e l'Mtd Teresa Rodriguez sono i più conosciuti.

Movimento trabajatores disocupados di Solano


L'Mtd Solano è uno dei gruppi storici del movimento piquetero e organizza le popolazioni di Francisco Solano. Questa municipalità, che conta circa 150.mila abitanti, è collocata nell'estrema periferia sud di Buenos Aires a circa 60 km dal centro. Dagli anni 90 la situazione economica di questa parte della provincia è particolarmente disastro- sa. Le fabbriche che offrivano lavoro hanno chiuso. E una vera e propria agricoltura, nonostante la terra sia buona, non ha mai prosperato. Per questo motivo nei tanti periodi di crisi la gente che vi abita si è trovata ad affrontare la fame.

LMtd riunisce qualche centinaia di volontari locali che sono impegnati in attività di piquete, agricole, di produzione artigianale e di educazione popolare. La sto- ria personale degli attivisti è varia. Andre, uno dei fondatori, viene da Teologia e liberazione, fu un assistente vicario (una specie di prete rurale con "funzioni limita- te"), altri vengono da movimenti politici o dai sindacati. La maggior parte non ha però un passato politico o socialmente impegnato, sono trabajatores (lavoratori) disoccupati che hanno a cuore le sotri del barrio (paese) e che soprattutto vogliono uscire dalla fame ormai endemica.

Tornare alla terra come contadini di città


Neka Jara e il fratello Jorge, originari delle campagne del Nord argentino, sono stati i promotori più attivi dell'Mtd Solano. «Molte delle nostre energie vanno nella creazione di una granja (fattoria) comunitaria. Abbiamo 120 ettari di terreno la metà dei quali coltivati a orto. Alleviamo galline e maiali e abbiamo allestito un forno a legna e una panetteria», spiega Neka con visibile orgoglio. È un risultato strepitoso se lo si colloca in un contesto di estrema povertà. La maggior parte dei barrio della provincia di Solano non hanno forno e in verità nemmeno farina. Da un anno a questa parte persino le galline sono diventate un lusso; la svalutazione ha ridotto il valore d'acquisto del martoriato peso ma i prezzi non hanno smesso di salire.

La granja, che in realtà è un capannone industriale con terreni adiacenti, è un regalo delle Madri de Plaza de mayo, un'associazione delle madri. dei 20mìraàftivisti, sindacalisti e intellettuali che furono uccisi nella repressione attuata dai governi militari degli anni 70. Questa associazione è diventata il simbolo e la voce più forte della coscienza civica argentina. Lungo una storia fatta di vittorie, ma anche di scissioni, le Madres si sono imbarcate in numerosi progetti solo r apparentemente distanti dal loro obiettivo: una università popolare, una casa editrice e vari centri di educazione popolare. Con il supporto di vari Mtd stanno ora impegnandosi in azioni dirette volte a combattere la povertà e la fame.

Tutti a scuola di nuovi mestieri Artigiani. carpentieri e muratori


A Solano ci sono pochi contadini, e quelli che sono disponibili a insegnare, agli altri come coltivare sono spesso anziani. L’Mtd li usa come veri e propri esperti formatori. Anche se alcune organizzazioni non governative stanno lentamente iniziando a sostenere progetti agronomici, le tecniche di coltivazione usate nella granja sono in gran parte tradizionali. Così l'estrazione dei semi dai pomodori avviene in accordo alle fasi della luna, e una piccola parte del terreno è destinato alla coltivazione di pesticidi organici. La mancanza di trattori ha costretto poi i nuovi coltivatori a reimparare l'uso della zappa e della vanga.

Procurarsi la hierrarnenta (gli attrezzi) è ora piuttosto difficile e una vanga è considerata un investimento. Per questo motivo l'Mtd ha iniziato dei workshop di marocchineria in cui si producono accessori in pelle che possono essere rivenduti ai danarosi turisti stranieri che passeggiano per le vie del centro. Le due economie, quella cittadina e quella di San Martin, sono cosi astronomicamente differenti che con il ricavato della vendita, in centro, di pochi portamonete si può acquistare una pala (usata) in un mercato di periferia.

L'Mtd ha iniziato anche corsi di carpenteria e muratura, frequentati da giovani disoccupati di Solano che hanno l'obiettivo di costruire case, capanni per l'agricoltura e golpones, capanni, solitamente di legno, in cui ci si incontra e dove vengono distribuiti gratis una minestra, del pane e un bicchiere di latte per i bambini. E che ora hanno assunto anche i precari ruoli di farmacia e biblioteca.

L’esperimento sociale di democrazia di base


Come altri movimenti di base, l'Mtd di Solano si presenta come un esperimento non solo produttivo ma anche nel sociale. Nei comunicati del movimento si fa costante riferimento a inderogabili principi, all' autonomia e all' orizzontalità. L’autonornia significa completa indipendenza economica, in particolare dagli (scarsi) aiuti di governo e ong. «L’obiettivo è di giungere a sostenerci con il nostro lavoro nel campo e nei taller (officine artigianali)», proclama Andrea. Effettivamente la granja ha raggiunto buoni livelli di produttività e offre lavoro a 35 persone. Ma per ora il movimento continua a sostenersi anche attraverso i blocchi stradali: la liberazione di una strada «la taglia», dicono i detrattori del movimento) viene pagata in danaro oppure in materiali, attrezzi e macchine.

I blocchi stradali sono intrapresi quando tutti i barrio convengono sulla loro necessità e questo è in controtendenza nel Paese. «In agosto siamo usciti dalla Annibale Veron (un' organizzazione che raggruppa tutte le Mtd della periferia sud e che negozia con il governo, ndr) perché nei blocchi e nelle contrattazioni hanno preso il ritmo del governo, sono diventati strumentali a questo», spiega Neka. All'Mtd Solano le decisioni vengono invece votate a maggioranza assoluta e dopo lunghe ore di discussione. «E un processo lentissimo, ma vogliamo andare al passo del più lento del nostro gruppo»: è una scelta politica. Tra le organizzazioni di piqueteros quella di Solano si è quindi guadagnata la fama di un gruppo che mette la pratica democratica e la consultazione prima di tutro,anche prima dei blocchi strada- li. Nel mutevole scenario di organizzazioni che spesso si legano al gioco del favoritismo locale o della grande politica nazionale è una voce insistente che ripete sempre la stessa cosa: vivere con dignità è un diritto che si guadagna giorno per giorno lavorando il proprio campo, investendo risorse in ciò che è più vicino e necessario. È un concetto semplice di cui molte giovani organizzazioni della periferia si stanno appropriando. Un tipo di appropriazione, questo, che non toglie niente a nessuno. Fabbriche recuperate: la vera rivoluzione

Aziende decotte o fallite sono rilevate da cooperative di dipendenti. E iniziano a creare profitti. Assieme a solidarietà e cultura.

Vetri e solidarietà
Solo in cooperativa lavoro a 82 anni


Jorge Valleyos è responsabile di magazzino alla vetreria Cristal San Justo dove si producono fanali per autovettura, bicchieri e contenitori di vetro. Da tre anni arriva al capannone puntualissimo, alle 7 della mattina e fino a sera registra carico e scarico di merci e materia prima. È un lavoro che richiede attenzione e Jorge lo fa con dedizione. È un tipo ciarliero e gli piace fermarsi a far due chiacchiere con i camionisti. Quando arrivano camion pieni di roba pero si pone zitto e attento, penna alla mano. Lui vorrebbe aiutare a spostare casse ma alla bella età di 82 anni, lo confessa tra il dispiaciutoe il furbo, non ha più la foga dei 20 anni. lgnacio Gallo, presidente della cooperativa che gestisce la vetreria, soddisfatto e orgoglioso dice che «Jorge il suo lavoro lo fa per bene, ma non avrebbe mai trovato lavoro in un'altra impresa. Solo una fabbrica recuperata poteva offrire lavoro a un ottantenne».

La cooperativa San Justo
La lotta più dura: convincere i giudici


San Justo è nel barrio della Matanza, una avvilente distesa che per chilometri ripete l'identico paesaggio di capannoni smantellati. Come molte altre fabbriche, la vetreria si è trovata per vent'anni sul filo tra la vita e la morte. Nell'ottobre 2001, la fabbrica dichiara fallimento lasciando 38 operai senza lavoro e con poche prospettive di trovare un'altra occupazione. In quel momento il dueno [padrone] era in debito non solo con banche e fornitori ma anche con i lavoratori. Da due anni l'amministrazione pagava i dipendenti un decimo del salario, per giunta in ritardo.

Fu così che nel 2001 i lavoratori decisero di presidiare il capannone. «Il rischio era che la fabbrica venisse svenduta a un prezzo di fallimento, le macchine smantellate e trasferite all’estero, lasciando gli operai senza un lavoro», racconta Ignazio. Fortunatamente il governo della città di Buenos Aires ha recentemente introdotto una legislazione che favorisce i lavoratori che si uniscono in cooperativa offrendogli la fabbrica in custodia per due anni. L’applicazione di questa legge è però piuttosto difficile: dipende dalla volontà del giudice e dall’abilità dei lavoratori nel dimostrare che ce la possono fare.

Per circa sei mesi,giorno e notte, i lavoratori si diedero il turno in una tenda piantata fuori dalla fabbrica per impedire che vandali penetrassero nello stabile messo sotto sequestro. Il supporto della gente e degli operai di altre fabbriche recuperate ha permesso alla gente della San Giusto di sopravvivere senza stipendio. «Alcuni ci portavano della legna per il fuoco, altri lasciavano un peso nella cassetta. Le mogli venivano qui e cucinavano empanadas o pasta. Abbiamo passato anche questa», dice Ignacio sorridendo, «per alcuni di noi è stata più dura, ad esempio, per chi aveva famiglie grandi. Cercavamo sempre di mettere da parte qualche soldo per questi, per la famiglia». Alla fine i membri della cooperativa hanno convinto il giudice che avevano i numeri per rimettere in funzione la fabbrica. La vetreria ha riaperto i battenti, il profitto è ripartito in proporzioni eguali tra i lavoratori ed è stato creato un fondo per l'acquisizione della fabbrica. Ora è una lotta contro il tempo: prendendo commesse dall’Argentina e dall'estero, gli operai si sono posti l'obiettivo di accumulare il capitale necessario a rilevare la fabbrica.

Fenomeno trasversale
E la legislazione si adegua


Il caso della San Justo non è unico in Argentina. Ci sono ora 150 fabbriche recuperate in tutti i settori industriali e sono 80 le cooperative nate quest'anno. Molte sono nel tessile, acciaio e alimentare, ma ci sono anche case editrici, tipografie e gruppi edili. È un vero mondo produttivo e di solidarietà sociale che negli ultimi anni ha raggiunto un altro grado di efficienza economica e rispettabilità. «Perfino il governo è dalla nostra parte», dichiara l’avvocato Alberto Luis Caro, «ci sono proposte per introdurre modifiche sostanziali alla leggi di fallimento ed esproprio. Queste modifiche dovrebbero favorire i lavoratori e limitare razione degli avvoltoi che comprano le macchine a prezzi ridicoli per rivenderle o smantellarle». Luis è il presidente del Movimento nazionale delle fabbriche recuperate dai lavoratori ed è r autore della legge provinciale che garantisce la custodia alle cooperative. È anche il rappresentante legale di due famose recuperate, la ceramica Zanon e la tessi- le Bruckman, assunte a fama mondiale grazie all’interesse che Naomi Klein [autrice di No-Logo! ha espresso nei loro confronti.

«La questione strettamente giuridica è molto complessa e comprende nodi critici del diritto del lavoro e del di ritto commerciale. Ci troviamo inoltre in una congiuntura storica molto parti- colare, migliaia di ditte sono in crisi in tutta la nazione», spiega l’avvocato, «in più ci sono questioni politiche e filosofiche che potrebbero mettere in discussione i fondamenti della Costituzione argentina, come la proprietà privata, quindi il diritto del padrone al possesso dei suoi mezzi. In un certo senso nel caso di un fallimento dichiarato le cose si semplificano, perché il padrone non ha a disposizione l’uso della fabbrica, e spesso ha infranto la legge non pagando salari e contributi. In quel momento i lavoratori si possono porre come custodi di un bene indispensabile alla loro sopravvivenza».

La Zanon e la Bruckman, da molti anni, si erano appostate su posizioni intransigenti esigendo un'acquisizione diretta della fabbrica da parte dello Stato. «Questo ha portato a momenti di repressione dura», afferma José Gu- glielmero, rappresentante della Bruckman, «ci siamo scontrati più volte con la polizia, abbiamo subito tre sgomberi e molti di noi hanno collezionato denunce e multe». José da nove mesi vive in una tenda piantata in un giardino pubblico a 20 metri dalla fabbrica, piantonata dalla polizia 24 ore al giorno. La strategia dei lavoratori della Bruckman ha recentemente preso una forma negoziale, la cooperativa ha ridimensionato le sue richieste e i 57 soci hanno ottenuto la custodia della fabbrica e ripreso il lavoro,

Grissini e poesia
la fabbrica diventa culla di cultura


Nelle ultime settimane le fabbriche recuperate hanno continuato a riempire le pagine dei giornali, ma non quelle politiche o della cronaca, bensì quelle degli spettacoli e delle attività ricreative. Molte delle cooperative godono del supporto di artisti, intellettuali o semplicemente di volontari che usano gli edifici per mostre, corsi e spettacoli teatrali. «Tutto è cominciato quando occupavamo la fabbrica», racconta Maria Pino della forneria Grissinopoli, una fabbrica recuperata il cui logo è la Mole Antonelliana, «gli artisti venivano organizzavano uno spettacolo e ci da- vano i soldi dei biglietti».

In una città che non dorme mai, intellettualmente molto sofisticata,l'offerta culturale delle recuperate si è guadagnata un posto di favore accanto ai teatri storici e alle sfavillanti sale di tango. Alla Fabbrica culturale Impa, un laminatoio che dà lavoro a 140 soci, si tengono una cinquantina di corsi: gioielleria contemporanea, costumista, produzione teatrale, voce, acrobazia e danza, per citarne solo alcuni. Tutte le settimane vengono allestiti spettacoli. È particolarmente strano assistere a uno spettacolo teatrale dentro a una fabbrica in attività. Le grandi macchine sono sempre presenti, le vibrazioni si trasmettono alle strutture metalliche e poi al corpo, il rumore sor- do delle presse entra nello stomaco. L’odore è acre, come di ruggine. È un'esperienza particolare sedersi per una lettura di poesia e abbandonarsi, per un'ora, al caldo profumo dei grissini che cuociono nel forno. La rinascita del ballo tradizionale

Tango, quasi uno stile di vita

Non è un fenomeno turistico. Per essere accettati bisogna entrare nella Buenos Aires più nascosta, parlare il lunfardo, rispettare regole non scritte. Tra silenzi e sguardi.

Erano i primi anni del Novecento quando il tango viveva il suo piú grande momento di fulgore mondiale. La rapida diffusione in Europa della sensuale danza creola era ostacolata dai vescovi, che sovente ne imposero la censura. In questo momento di successo e di crisi in aiuto al tango vennero ben due Papi. Rispondendo alle pressioni dei vescovi europei, Pio X e quindi Pio XI sottoposero il tango a un severo esame. In entrambe le occasioni il ballo fu assolto e la Chiesa non oppose formale resistenza alla sua pratica. L’operazione che non riuscí ai vescovi di mezza Europa riuscí perfettamente al rock'n'roll che nella decade del 60 relegò il tango nel dimenticatoio e nelle balere di periferia.

Oggi, dopo tanti anni di oblio, le vecchie sale da ballo ricominciano ad animarsi. Il tango si è tolto di dosso l’odore triste di balera e i suoi cliché fatti di brillantina e rosa tra i denti. È rinato come un esteso fenomeno globale. In giro per il mondo un numero crescente di fedelissimi cultori hanno fatto della danza sensuale - malinconica Uno stile di vita e una bandiera. I giovani adepti, che alternano lezioni di tango al tai-chi, all' omeopatia e alla dieta macrobiotica, si trovano disorientati quando a Buenos Aires si trovano gomito a gomito con gli attempati ballerini che per anni hanno custodito il ballo, incuranti delle mode. È un incontro - scontro tra culture che procura ai nuovi arrivati qualche scossa ma che gli regala un'eleganza allo stesso tempo vecchia e nuova.

«Mi Buenos Aires querido»

«Mia cara Buenos Aires», cantava Carlos Gardel, cantante e icona internazionale del tango, celebrando il suo amore profondo per la città e i suoi luoghi. Le storie del tango prendono vita: in Recoleta, Avenida Corrientes, Camminito e Almagro, vie e quartieri oggi ancora presenti sulla mappa della metropoli sudamericana. Apprendere il tango significa entrare in questa topografia che è allo stesso tempo poetica e concreta. Poi bisogna imparare la lingua di Buenos Aires, il lunfardo, parlata segreta della malavita e dei tangueri. La guita, come in cento tanghi, continua a indicare il danaro, il tarrudo è una persona fortunata e chi sparisce quando arriva il conto continua a tomarse l'aceite. Il lunfardo, pieno di espressioni dialettali italiane, è particolarmente espressivo quando condensa in una parola relazioni tra persone o aspetti del carattere. Un cadenero è l'uomo che tiene la moglie sottomessa, in catene, il chantapufi è chi contrae un debito che sicuramente non pagherà, il despelotado la persona piena di complicazioni, incapace di ordine mentale e l'orario è il tonto, il bonaccione di una certa età che si fa engrupir (ingannare) da una giovane e bella, saldamente aggrappata al suo portafoglio.

E cosí alla rnilonga (serata di ballo tanguero), il lunfardo delle canzoni si mescola e confonde con quello delle chiacchiere fatte sottovoce, per non disturbare i ballerini. Le battute sono sporadiche e argute, piene di un umorismo secco del quale si sorride e mai si sghignazza. A lato della pista si incontra una città colta e conciliante, che coltiva nello scambio di parole un rito e un irrinunciabile piacere quotidiano. Le parole peró si diradano quando si balla o quando ci si appresta a danzare. Il tango è un ballo silenzioso, che cancella la parola, è una dialogo ritmico fra corpi. Uno dei tanti riti del tango è quello dell'invito che spetta all'uomo e che avviene appunto senza parole, catturando per un istante lo sguardo della donna, che acconsente con un cenno leggero della testa.

I nuovi arrivati devono apprendere delle regole che sono come il ritmo del tango, difficile da assorbire, ardue da sentire profondamente. È un ballo molto intimo. Per questo l'approccio, la cortesia sono importanti, sono la soglia che si supera per porsi in una relazione intima con un'altra persona. Se questa intimità non nasce, il non c'è, diventa una potenzialità e un'astrazione.. L’integrazione di una nuova persona in una sala da ballo prende tempo, tutti devono farsi un idea di chi è, il novellino deve alimentare per qualche settimana i commenti dei più esperti. Non è permesso parlare troppo agli habitué di una milonga, che nella sala da ballo godono di uno status superiore. A loro spetta la scelta del partner, dei tavoli migliori e una certa accondiscendenza da parte dei gestori del locale. Non è consigliato ballare troppe danze consecutivamente con la stessa persona o fare sfoggio di passi complicati. All'inizio si balla quasi camminando "ascoltando" il ritmo mutevole delle diverse melodie, connettendosi il più possibile con il partner.

Terapia ed eleganza


Non si può negare l'essenza terapeutica del tango, il suo lato più moderno. Il tango è diventato oggi quasi un prolungamento della psicanalisi, una forma fisica dell' esplorazione di se stessi, un modo per definire fragili identità nelle cangianti metropoli post-moderne. Questo bisogno di identità, cosí tipicamente moderno, ha sicuramente dato impulso alla crescita di un movimento globale di tangueri che ha trovato a Buenos Aires la sua capitale. E questa li accoglie con una certa titubanza, non è una città che si svende ai turisti. Ha i suoi ritmi, si prende il suo tempo per conoscere i nuovi venuti e lo fa senza aggredire o bandire. Nel suo sanctum milonghero ci si entra per gradi, mostrando rispetto per dei codici non scritti, una certa gentilezza dello spirito che alcuni chiamano civiltà. Questi codici che forse appartengono ad un'altra epoca (e ci fanno sorridere) svolgono egregiamente la loro funzione, quella di rendere lo straniero un amico senza troppo turbare.

Dossier di VITA, febbraio 2004

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