Argentina: Il paese che rinasce
dalla polvere
Due anni fa il cataclisma economico si abbatteva su Buenos Aires.
Oggi la città è diventata un laboratorio di nuove
esperienze sociali. Un sociologo le ha monitorate per Vita. Ecco
il suo diario di tre mesi vissuti nelle fabbriche tenute aperte
dagli operai, tra lezioni di tango e…Un Paese visto e vissuto
ad altezza di uomo normale. È quanto ha fatto per Vita
Piero Poli, uno studioso che sul nostro settimanale si era fatto
conoscere per dei reportage di grande interesse daO1rlanda. Ora
Poli ha trascorso alcuni mesi a Buenos Aires, in uno scenario
distante ma non molto diverso da quello irlandese. Anche qui si
è trovato davanti il grande problema della povertà
e della disoccupazione. E anche qui, come a Dublino, come a Belfast
ha indagato sui percorsi spontanei e associativi che tentano di
fare argine al fenomeno. L’Argentina del dopo collasso economico,
da questo punto di vista offre uno scenario interessantissimo
e imprevedibilmente vitale. Davanti a un sistema paralizzato,
a un'economia a pezzi, in tanti hanno capito che solo l'iniziativa
dal basso poteva aprire qualche orizzonte. Così si sono
ripetuti gli episodi di autogestione cooperativa delle fabbriche.
Così le proteste si sono trasfo17nate in collant e sociale,
in identità nuova da cui ripartire.
La povertà in Argentina nel2002 aveva raggiunto livelli
choccanti per un Paese comunque avviato sulla strada delle maggiori
economie mondiali. Una sconsiderata politica iper liberista aveva
portato il Paese al disastro. La parificazione del peso col dollaro,
una delle manovre economiche dell'epoca di Menem, aveva facilitato
l'importazione di merci straniere annientando l'industria nazionale
e mandando la disoccupazione alle stelle. Le dimostrazioni di
piazza si sono moltiplicate quando nel 20011’Argentina è
diventata insolvente nei confronti del Fondo monetario internazionale
e il governo ha svalutato il peso. Per evitare fughe di capitali
il governo impose un blocco dei conti bancari che mandò
in rovina milioni di risparmiatori e piccole imprese. Il prodotto
interno lordo calò del 10% in un anno, l'inflazione arrivò
al 41%, i disoccupati al 25%. Ora la situazione è migliorata,
la produzione ha ripreso a salire (+5,5% ne12003) e l'inflazione
si è assestata sul 4 %.
In questo scenario, anche le esperienze maturate in quel drammatico
2002 assumono la fisionomia di nuclei attorno ai quali un Paese
ricostruisce, in positivo, la propria fisionomia sociale. Non
per nulla il viaggio di Piero Pòli si conclude un po' a
sorpresa nelle palestre e nei locali dove s'insegna e si balla
il tango. Che oltre ad essere un ballo, diventa un po' uno stile
di vita. Un modo per riscoprire quella gentilezza dello spirito
che è una peculiarità dell’Argentina, del
suo stile di vita capace di cogliere ed esaltare i ritmi più
profondi. I piqueteros. Dalla protesta alla proposta.
Qui i disoccupati hanno tanto da fare
Dai barrio più diseredati prendono vita movimenti di chi
non ha lavoro. Che chiedono l’intervento del governo, ma
che non si fermano a questo. E creano occasioni di lavoro e socialità
nuova.
Disoccupati, dialoguistas e indipendenti
L'aumento esponenziale della disoccupazione ha infoltito rapidamente
le schiere delle organizzazioni dei senza lavoro attive sin dalla
metà degli anni 90. I sindacati e i partiti politici hanno
quindi dovuto fare i conti con movimenti di piazza portatori di
istanze locali ma già inseriti in un veloce processo di
espansione e collaborazione. Due grandi organizzazioni si sono
poste come obiettivo la coordinazione del movimento, con grado
variabile di successo, l'Ftv - Federacion terra y vivienda, legata
ai sindacati e il Ccc - Corriente clasista y combativa legata
alla sinistra. Queste due organizzazioni, definite dialoguistas,
colloquiano direttamente con il governo e recentemente hanno presentano
candidati alle elezioni.
Le organizzazioni "indipendenti" (solitamente chiamare
Mrd, Movimentos de trabajadores desocupados), rifiutano il compromesso
col governo, e alle ultime elezioni provinciali si sono unite
al grido «se vayan todos» rivendicando la loro natura
di organizzazioni popolari. Nonostante ricevano poca copertura
da parte della stampa, sono numerosissime e godono del favore
di set- tori della società, come le cooperative. Alle manifestazioni
di alcune di queste organizzazioni è costante la presenza
delle Madres de Plaza de mayo.
Piqueteros per ottenere fondi e sussidi
Fare i piquete, bloccare e occupare per giorni le arterie stradali,.
è divenuto il principale strumento di dimostrazione. I
2.334 blocchi stradali compiuti in Argentina nel solo 2002 hanno
guadagnato ai disoccupati il nome di piqueteros. La maggior parte
di questi blocchi sono stati organizzati dalle grandi organizzazioni
nazionali per ottenere dal governo fondi per attività solidali
o sussidi di disoccupazione.
Cercare di muoversi nella smisurata periferia della capitale può
riservare quindi deviazioni su una delle tante carrettiere fangose
identificate unicamente da un numero e che immancabilmente conduce
a una vasta baraccopoli. Una porzione sempre più consistente
dei 12 milioni di abitanti della periferia bonaeriense vive in
abitazioni abusive e fatiscenti. Molti dei movimenti partono proprio
da queste misere di- stese di legno e lamiera, da cui prendono
il nome: Mtd Matadero, Mtd La Matanza Florencio Varela y La Plata,
Berisso y Ensenad. In altri casi portano il nome di una vittima
della repressione: il Ctd Annibal Veron e l'Mtd Teresa Rodriguez
sono i più conosciuti.
Movimento trabajatores disocupados di Solano
L'Mtd Solano è uno dei gruppi storici del movimento piquetero
e organizza le popolazioni di Francisco Solano. Questa municipalità,
che conta circa 150.mila abitanti, è collocata nell'estrema
periferia sud di Buenos Aires a circa 60 km dal centro. Dagli
anni 90 la situazione economica di questa parte della provincia
è particolarmente disastro- sa. Le fabbriche che offrivano
lavoro hanno chiuso. E una vera e propria agricoltura, nonostante
la terra sia buona, non ha mai prosperato. Per questo motivo nei
tanti periodi di crisi la gente che vi abita si è trovata
ad affrontare la fame.
LMtd riunisce qualche centinaia di volontari locali che sono impegnati
in attività di piquete, agricole, di produzione artigianale
e di educazione popolare. La sto- ria personale degli attivisti
è varia. Andre, uno dei fondatori, viene da Teologia e
liberazione, fu un assistente vicario (una specie di prete rurale
con "funzioni limita- te"), altri vengono da movimenti
politici o dai sindacati. La maggior parte non ha però
un passato politico o socialmente impegnato, sono trabajatores
(lavoratori) disoccupati che hanno a cuore le sotri del barrio
(paese) e che soprattutto vogliono uscire dalla fame ormai endemica.
Tornare alla terra come contadini di città
Neka Jara e il fratello Jorge, originari delle campagne del Nord
argentino, sono stati i promotori più attivi dell'Mtd Solano.
«Molte delle nostre energie vanno nella creazione di una
granja (fattoria) comunitaria. Abbiamo 120 ettari di terreno la
metà dei quali coltivati a orto. Alleviamo galline e maiali
e abbiamo allestito un forno a legna e una panetteria»,
spiega Neka con visibile orgoglio. È un risultato strepitoso
se lo si colloca in un contesto di estrema povertà. La
maggior parte dei barrio della provincia di Solano non hanno forno
e in verità nemmeno farina. Da un anno a questa parte persino
le galline sono diventate un lusso; la svalutazione ha ridotto
il valore d'acquisto del martoriato peso ma i prezzi non hanno
smesso di salire.
La granja, che in realtà è un capannone industriale
con terreni adiacenti, è un regalo delle Madri de Plaza
de mayo, un'associazione delle madri. dei 20mìraàftivisti,
sindacalisti e intellettuali che furono uccisi nella repressione
attuata dai governi militari degli anni 70. Questa associazione
è diventata il simbolo e la voce più forte della
coscienza civica argentina. Lungo una storia fatta di vittorie,
ma anche di scissioni, le Madres si sono imbarcate in numerosi
progetti solo r apparentemente distanti dal loro obiettivo: una
università popolare, una casa editrice e vari centri di
educazione popolare. Con il supporto di vari Mtd stanno ora impegnandosi
in azioni dirette volte a combattere la povertà e la fame.
Tutti a scuola di nuovi mestieri Artigiani. carpentieri e muratori
A Solano ci sono pochi contadini, e quelli che sono disponibili
a insegnare, agli altri come coltivare sono spesso anziani. L’Mtd
li usa come veri e propri esperti formatori. Anche se alcune organizzazioni
non governative stanno lentamente iniziando a sostenere progetti
agronomici, le tecniche di coltivazione usate nella granja sono
in gran parte tradizionali. Così l'estrazione dei semi
dai pomodori avviene in accordo alle fasi della luna, e una piccola
parte del terreno è destinato alla coltivazione di pesticidi
organici. La mancanza di trattori ha costretto poi i nuovi coltivatori
a reimparare l'uso della zappa e della vanga.
Procurarsi la hierrarnenta (gli attrezzi) è ora piuttosto
difficile e una vanga è considerata un investimento. Per
questo motivo l'Mtd ha iniziato dei workshop di marocchineria
in cui si producono accessori in pelle che possono essere rivenduti
ai danarosi turisti stranieri che passeggiano per le vie del centro.
Le due economie, quella cittadina e quella di San Martin, sono
cosi astronomicamente differenti che con il ricavato della vendita,
in centro, di pochi portamonete si può acquistare una pala
(usata) in un mercato di periferia.
L'Mtd ha iniziato anche corsi di carpenteria e muratura, frequentati
da giovani disoccupati di Solano che hanno l'obiettivo di costruire
case, capanni per l'agricoltura e golpones, capanni, solitamente
di legno, in cui ci si incontra e dove vengono distribuiti gratis
una minestra, del pane e un bicchiere di latte per i bambini.
E che ora hanno assunto anche i precari ruoli di farmacia e biblioteca.
L’esperimento sociale di democrazia di base
Come altri movimenti di base, l'Mtd di Solano si presenta come
un esperimento non solo produttivo ma anche nel sociale. Nei comunicati
del movimento si fa costante riferimento a inderogabili principi,
all' autonomia e all' orizzontalità. L’autonornia
significa completa indipendenza economica, in particolare dagli
(scarsi) aiuti di governo e ong. «L’obiettivo è
di giungere a sostenerci con il nostro lavoro nel campo e nei
taller (officine artigianali)», proclama Andrea. Effettivamente
la granja ha raggiunto buoni livelli di produttività e
offre lavoro a 35 persone. Ma per ora il movimento continua a
sostenersi anche attraverso i blocchi stradali: la liberazione
di una strada «la taglia», dicono i detrattori del
movimento) viene pagata in danaro oppure in materiali, attrezzi
e macchine.
I blocchi stradali sono intrapresi quando tutti i barrio convengono
sulla loro necessità e questo è in controtendenza
nel Paese. «In agosto siamo usciti dalla Annibale Veron
(un' organizzazione che raggruppa tutte le Mtd della periferia
sud e che negozia con il governo, ndr) perché nei blocchi
e nelle contrattazioni hanno preso il ritmo del governo, sono
diventati strumentali a questo», spiega Neka. All'Mtd Solano
le decisioni vengono invece votate a maggioranza assoluta e dopo
lunghe ore di discussione. «E un processo lentissimo, ma
vogliamo andare al passo del più lento del nostro gruppo»:
è una scelta politica. Tra le organizzazioni di piqueteros
quella di Solano si è quindi guadagnata la fama di un gruppo
che mette la pratica democratica e la consultazione prima di tutro,anche
prima dei blocchi strada- li. Nel mutevole scenario di organizzazioni
che spesso si legano al gioco del favoritismo locale o della grande
politica nazionale è una voce insistente che ripete sempre
la stessa cosa: vivere con dignità è un diritto
che si guadagna giorno per giorno lavorando il proprio campo,
investendo risorse in ciò che è più vicino
e necessario. È un concetto semplice di cui molte giovani
organizzazioni della periferia si stanno appropriando. Un tipo
di appropriazione, questo, che non toglie niente a nessuno. Fabbriche
recuperate: la vera rivoluzione
Aziende decotte o fallite sono rilevate da cooperative di dipendenti.
E iniziano a creare profitti. Assieme a solidarietà e cultura.
Vetri e solidarietà
Solo in cooperativa lavoro a 82 anni
Jorge Valleyos è responsabile di magazzino alla vetreria
Cristal San Justo dove si producono fanali per autovettura, bicchieri
e contenitori di vetro. Da tre anni arriva al capannone puntualissimo,
alle 7 della mattina e fino a sera registra carico e scarico di
merci e materia prima. È un lavoro che richiede attenzione
e Jorge lo fa con dedizione. È un tipo ciarliero e gli
piace fermarsi a far due chiacchiere con i camionisti. Quando
arrivano camion pieni di roba pero si pone zitto e attento, penna
alla mano. Lui vorrebbe aiutare a spostare casse ma alla bella
età di 82 anni, lo confessa tra il dispiaciutoe il furbo,
non ha più la foga dei 20 anni. lgnacio Gallo, presidente
della cooperativa che gestisce la vetreria, soddisfatto e orgoglioso
dice che «Jorge il suo lavoro lo fa per bene, ma non avrebbe
mai trovato lavoro in un'altra impresa. Solo una fabbrica recuperata
poteva offrire lavoro a un ottantenne».
La cooperativa San Justo
La lotta più dura: convincere i giudici
San Justo è nel barrio della Matanza, una avvilente distesa
che per chilometri ripete l'identico paesaggio di capannoni smantellati.
Come molte altre fabbriche, la vetreria si è trovata per
vent'anni sul filo tra la vita e la morte. Nell'ottobre 2001,
la fabbrica dichiara fallimento lasciando 38 operai senza lavoro
e con poche prospettive di trovare un'altra occupazione. In quel
momento il dueno [padrone] era in debito non solo con banche e
fornitori ma anche con i lavoratori. Da due anni l'amministrazione
pagava i dipendenti un decimo del salario, per giunta in ritardo.
Fu così che nel 2001 i lavoratori decisero di presidiare
il capannone. «Il rischio era che la fabbrica venisse svenduta
a un prezzo di fallimento, le macchine smantellate e trasferite
all’estero, lasciando gli operai senza un lavoro»,
racconta Ignazio. Fortunatamente il governo della città
di Buenos Aires ha recentemente introdotto una legislazione che
favorisce i lavoratori che si uniscono in cooperativa offrendogli
la fabbrica in custodia per due anni. L’applicazione di
questa legge è però piuttosto difficile: dipende
dalla volontà del giudice e dall’abilità dei
lavoratori nel dimostrare che ce la possono fare.
Per circa sei mesi,giorno e notte, i lavoratori si diedero il
turno in una tenda piantata fuori dalla fabbrica per impedire
che vandali penetrassero nello stabile messo sotto sequestro.
Il supporto della gente e degli operai di altre fabbriche recuperate
ha permesso alla gente della San Giusto di sopravvivere senza
stipendio. «Alcuni ci portavano della legna per il fuoco,
altri lasciavano un peso nella cassetta. Le mogli venivano qui
e cucinavano empanadas o pasta. Abbiamo passato anche questa»,
dice Ignacio sorridendo, «per alcuni di noi è stata
più dura, ad esempio, per chi aveva famiglie grandi. Cercavamo
sempre di mettere da parte qualche soldo per questi, per la famiglia».
Alla fine i membri della cooperativa hanno convinto il giudice
che avevano i numeri per rimettere in funzione la fabbrica. La
vetreria ha riaperto i battenti, il profitto è ripartito
in proporzioni eguali tra i lavoratori ed è stato creato
un fondo per l'acquisizione della fabbrica. Ora è una lotta
contro il tempo: prendendo commesse dall’Argentina e dall'estero,
gli operai si sono posti l'obiettivo di accumulare il capitale
necessario a rilevare la fabbrica.
Fenomeno trasversale
E la legislazione si adegua
Il caso della San Justo non è unico in Argentina. Ci sono
ora 150 fabbriche recuperate in tutti i settori industriali e
sono 80 le cooperative nate quest'anno. Molte sono nel tessile,
acciaio e alimentare, ma ci sono anche case editrici, tipografie
e gruppi edili. È un vero mondo produttivo e di solidarietà
sociale che negli ultimi anni ha raggiunto un altro grado di efficienza
economica e rispettabilità. «Perfino il governo è
dalla nostra parte», dichiara l’avvocato Alberto Luis
Caro, «ci sono proposte per introdurre modifiche sostanziali
alla leggi di fallimento ed esproprio. Queste modifiche dovrebbero
favorire i lavoratori e limitare razione degli avvoltoi che comprano
le macchine a prezzi ridicoli per rivenderle o smantellarle».
Luis è il presidente del Movimento nazionale delle fabbriche
recuperate dai lavoratori ed è r autore della legge provinciale
che garantisce la custodia alle cooperative. È anche il
rappresentante legale di due famose recuperate, la ceramica Zanon
e la tessi- le Bruckman, assunte a fama mondiale grazie all’interesse
che Naomi Klein [autrice di No-Logo! ha espresso nei loro confronti.
«La questione strettamente giuridica è molto complessa
e comprende nodi critici del diritto del lavoro e del di ritto
commerciale. Ci troviamo inoltre in una congiuntura storica molto
parti- colare, migliaia di ditte sono in crisi in tutta la nazione»,
spiega l’avvocato, «in più ci sono questioni
politiche e filosofiche che potrebbero mettere in discussione
i fondamenti della Costituzione argentina, come la proprietà
privata, quindi il diritto del padrone al possesso dei suoi mezzi.
In un certo senso nel caso di un fallimento dichiarato le cose
si semplificano, perché il padrone non ha a disposizione
l’uso della fabbrica, e spesso ha infranto la legge non
pagando salari e contributi. In quel momento i lavoratori si possono
porre come custodi di un bene indispensabile alla loro sopravvivenza».
La Zanon e la Bruckman, da molti anni, si erano appostate su posizioni
intransigenti esigendo un'acquisizione diretta della fabbrica
da parte dello Stato. «Questo ha portato a momenti di repressione
dura», afferma José Gu- glielmero, rappresentante
della Bruckman, «ci siamo scontrati più volte con
la polizia, abbiamo subito tre sgomberi e molti di noi hanno collezionato
denunce e multe». José da nove mesi vive in una tenda
piantata in un giardino pubblico a 20 metri dalla fabbrica, piantonata
dalla polizia 24 ore al giorno. La strategia dei lavoratori della
Bruckman ha recentemente preso una forma negoziale, la cooperativa
ha ridimensionato le sue richieste e i 57 soci hanno ottenuto
la custodia della fabbrica e ripreso il lavoro,
Grissini e poesia
la fabbrica diventa culla di cultura
Nelle ultime settimane le fabbriche recuperate hanno continuato
a riempire le pagine dei giornali, ma non quelle politiche o della
cronaca, bensì quelle degli spettacoli e delle attività
ricreative. Molte delle cooperative godono del supporto di artisti,
intellettuali o semplicemente di volontari che usano gli edifici
per mostre, corsi e spettacoli teatrali. «Tutto è
cominciato quando occupavamo la fabbrica», racconta Maria
Pino della forneria Grissinopoli, una fabbrica recuperata il cui
logo è la Mole Antonelliana, «gli artisti venivano
organizzavano uno spettacolo e ci da- vano i soldi dei biglietti».
In una città che non dorme mai, intellettualmente molto
sofisticata,l'offerta culturale delle recuperate si è guadagnata
un posto di favore accanto ai teatri storici e alle sfavillanti
sale di tango. Alla Fabbrica culturale Impa, un laminatoio che
dà lavoro a 140 soci, si tengono una cinquantina di corsi:
gioielleria contemporanea, costumista, produzione teatrale, voce,
acrobazia e danza, per citarne solo alcuni. Tutte le settimane
vengono allestiti spettacoli. È particolarmente strano
assistere a uno spettacolo teatrale dentro a una fabbrica in attività.
Le grandi macchine sono sempre presenti, le vibrazioni si trasmettono
alle strutture metalliche e poi al corpo, il rumore sor- do delle
presse entra nello stomaco. L’odore è acre, come
di ruggine. È un'esperienza particolare sedersi per una
lettura di poesia e abbandonarsi, per un'ora, al caldo profumo
dei grissini che cuociono nel forno. La rinascita del ballo tradizionale
Tango, quasi uno stile di vita
Non è un fenomeno turistico. Per essere accettati bisogna
entrare nella Buenos Aires più nascosta, parlare il lunfardo,
rispettare regole non scritte. Tra silenzi e sguardi.
Erano i primi anni del Novecento quando il tango viveva il suo
piú grande momento di fulgore mondiale. La rapida diffusione
in Europa della sensuale danza creola era ostacolata dai vescovi,
che sovente ne imposero la censura. In questo momento di successo
e di crisi in aiuto al tango vennero ben due Papi. Rispondendo
alle pressioni dei vescovi europei, Pio X e quindi Pio XI sottoposero
il tango a un severo esame. In entrambe le occasioni il ballo
fu assolto e la Chiesa non oppose formale resistenza alla sua
pratica. L’operazione che non riuscí ai vescovi di
mezza Europa riuscí perfettamente al rock'n'roll che nella
decade del 60 relegò il tango nel dimenticatoio e nelle
balere di periferia.
Oggi, dopo tanti anni di oblio, le vecchie sale da ballo ricominciano
ad animarsi. Il tango si è tolto di dosso l’odore
triste di balera e i suoi cliché fatti di brillantina e
rosa tra i denti. È rinato come un esteso fenomeno globale.
In giro per il mondo un numero crescente di fedelissimi cultori
hanno fatto della danza sensuale - malinconica Uno stile di vita
e una bandiera. I giovani adepti, che alternano lezioni di tango
al tai-chi, all' omeopatia e alla dieta macrobiotica, si trovano
disorientati quando a Buenos Aires si trovano gomito a gomito
con gli attempati ballerini che per anni hanno custodito il ballo,
incuranti delle mode. È un incontro - scontro tra culture
che procura ai nuovi arrivati qualche scossa ma che gli regala
un'eleganza allo stesso tempo vecchia e nuova.
«Mi Buenos Aires querido»
«Mia cara Buenos Aires», cantava Carlos Gardel, cantante
e icona internazionale del tango, celebrando il suo amore profondo
per la città e i suoi luoghi. Le storie del tango prendono
vita: in Recoleta, Avenida Corrientes, Camminito e Almagro, vie
e quartieri oggi ancora presenti sulla mappa della metropoli sudamericana.
Apprendere il tango significa entrare in questa topografia che
è allo stesso tempo poetica e concreta. Poi bisogna imparare
la lingua di Buenos Aires, il lunfardo, parlata segreta della
malavita e dei tangueri. La guita, come in cento tanghi, continua
a indicare il danaro, il tarrudo è una persona fortunata
e chi sparisce quando arriva il conto continua a tomarse l'aceite.
Il lunfardo, pieno di espressioni dialettali italiane, è
particolarmente espressivo quando condensa in una parola relazioni
tra persone o aspetti del carattere. Un cadenero è l'uomo
che tiene la moglie sottomessa, in catene, il chantapufi è
chi contrae un debito che sicuramente non pagherà, il despelotado
la persona piena di complicazioni, incapace di ordine mentale
e l'orario è il tonto, il bonaccione di una certa età
che si fa engrupir (ingannare) da una giovane e bella, saldamente
aggrappata al suo portafoglio.
E cosí alla rnilonga (serata di ballo tanguero), il lunfardo
delle canzoni si mescola e confonde con quello delle chiacchiere
fatte sottovoce, per non disturbare i ballerini. Le battute sono
sporadiche e argute, piene di un umorismo secco del quale si sorride
e mai si sghignazza. A lato della pista si incontra una città
colta e conciliante, che coltiva nello scambio di parole un rito
e un irrinunciabile piacere quotidiano. Le parole peró
si diradano quando si balla o quando ci si appresta a danzare.
Il tango è un ballo silenzioso, che cancella la parola,
è una dialogo ritmico fra corpi. Uno dei tanti riti del
tango è quello dell'invito che spetta all'uomo e che avviene
appunto senza parole, catturando per un istante lo sguardo della
donna, che acconsente con un cenno leggero della testa.
I nuovi arrivati devono apprendere delle regole che sono come
il ritmo del tango, difficile da assorbire, ardue da sentire profondamente.
È un ballo molto intimo. Per questo l'approccio, la cortesia
sono importanti, sono la soglia che si supera per porsi in una
relazione intima con un'altra persona. Se questa intimità
non nasce, il non c'è, diventa una potenzialità
e un'astrazione.. L’integrazione di una nuova persona in
una sala da ballo prende tempo, tutti devono farsi un idea di
chi è, il novellino deve alimentare per qualche settimana
i commenti dei più esperti. Non è permesso parlare
troppo agli habitué di una milonga, che nella sala da ballo
godono di uno status superiore. A loro spetta la scelta del partner,
dei tavoli migliori e una certa accondiscendenza da parte dei
gestori del locale. Non è consigliato ballare troppe danze
consecutivamente con la stessa persona o fare sfoggio di passi
complicati. All'inizio si balla quasi camminando "ascoltando"
il ritmo mutevole delle diverse melodie, connettendosi il più
possibile con il partner.
Terapia ed eleganza
Non si può negare l'essenza terapeutica del tango, il suo
lato più moderno. Il tango è diventato oggi quasi
un prolungamento della psicanalisi, una forma fisica dell' esplorazione
di se stessi, un modo per definire fragili identità nelle
cangianti metropoli post-moderne. Questo bisogno di identità,
cosí tipicamente moderno, ha sicuramente dato impulso alla
crescita di un movimento globale di tangueri che ha trovato a
Buenos Aires la sua capitale. E questa li accoglie con una certa
titubanza, non è una città che si svende ai turisti.
Ha i suoi ritmi, si prende il suo tempo per conoscere i nuovi
venuti e lo fa senza aggredire o bandire. Nel suo sanctum milonghero
ci si entra per gradi, mostrando rispetto per dei codici non scritti,
una certa gentilezza dello spirito che alcuni chiamano civiltà.
Questi codici che forse appartengono ad un'altra epoca (e ci fanno
sorridere) svolgono egregiamente la loro funzione, quella di rendere
lo straniero un amico senza troppo turbare.
Dossier di VITA, febbraio 2004
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