Itinerari
 

 


Informazioni Utili
Dove alloggiamo
Cosa mangiamo
Come ci muoviamo
Salute e clima e abbigliamento
Sicurezza
Usi e Costumi
Breve rassegna storica dell’Argentina
La crisi

Dove alloggiamo

Il pernottamento varia a seconda della destinazione: preferibilmente ci si ferma in case di famiglia, osterie, estancias (fattorie), rifugi di montagna, a volte anche in tenda. Gli alberghi sono di solito tra la terza e la seconda categoria; non sempre è garantito il bagno in camera; a volte condividiamo stanze fino a quattro posti letto.

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Cosa mangiamo

Il cibo è quello tipico argentino: guisos (lesso/spezzatino con verdure), asado (carne alla brace), empanadas (panzarotti di carne o verdura), pasteles (torte di verdura e uova). Nella provincia di Misiones si mangia il Dorado e il Surubi, pesci di fiume tipici della zona. La zona del NordOvest, Salta e Jujuy, eccelle per la cucina regionale, tipica della zona andina, a base di mais e squisiti piatti tipici. Mentre in Penisola Valdes abbondano frutti di mare e pesce fresco. In Patagonia è famoso l’agnello o “cordero” alla brace. Buenos Aires offre una cucina di altissimo livello internazionale. Il piatto onnipresente è la carne di manzo alla brace di qualità eccellente.

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Come ci muoviamo

Gli spostamenti interni avvengono sia via aerea che con pullman di linea. I tragitti in aereo sono di solito di due/tre ore mentre quelli in pullman, di circa 12. I sedili del pullman si estendono in alcuni casi fino a 180° in altri a 160°, il pullman è dotato di toilette, televisore e viene servita cena e colazione (senza troppe pretese!). Per raggiungere zone più isolate si utilizzano 4x4 su terreni a volte difficili. Per le visite a Buenos Aires e dintorni si utilizza un pulmino, taxi, autobus e metropolitana. Per spostarsi in serata a Buenos Aires con o senza accompagnatore si consiglia l’utilizzo di taxi.

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Salute e clima e abbigliamento


In Argentina in generale e in particolare nelle zone che si visitano non esiste alcun tipo di malattie endemiche che richiedano una prevenzione specifica o un vaccino. L’acqua della cannella è potabile a Buenos Aires, e generalmente in tutta l’Argentina; nel caso di situazioni particolari i viaggiatori saranno adeguatamente avvisati e provvisti di acqua potabile.

L’Argentina si trova nell’emisfero Sud e quindi le stagioni sono invertite rispetto all’Italia: quando in uno dei due paesi è inverno nell’altro è estate e viceversa. In generale il clima a Buenos Aires, soprattutto in inverno è più mite dell’inverno italiano del nord e l’estate si caratterizza per giornate molto calde e umide. La provincia di Misiones si trova immediatamente nella fascia sub tropicale ed il clima è caldo umido tra Dicembre-Marzo, mentre sui 25 gradi nelle altre stagioni. L’altezza influenza in modo determinante il clima nelle zone di Salta, Jujuy e Tucuman, dove il caldo delle valli è smorzato negli altipiani e in montagna a 3000/4000 m. Scendendo al Sud il clima inizia a rinfrescare, fino ai ghiacciai e al clima australe antartico della Terra del Fuoco. La costa atlantica, Penisola Valdes, risente di un clima molto ventoso e freddo, anche se attenuato tra novembre e marzo.

Si consiglia un abbigliamento di mezza stagione sportivo leggero per le zone del Nord e un abbigliamento più pesante per il Sud. Da portare sempre con se: impermeabile leggero, scarpe da trekking, una giacca a vento, cappello e sciarpa, vestiti sportivi da abbinare a strati, vestiti cittadini di mezza stagione e un vestito da sera per le serate a Buenos Aires.

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Sicurezza

Per quanto riguarda la sicurezza si consigliano le solite precauzioni tipiche delle grandi città o di quando si viaggia con macchine fotografiche e soldi.

Soprattutto a Buenos Aires si consiglia di prendere taxi per qualsiasi spostamento notturno, direttamente fuori dai locali e non camminare per strada in zone isolate. Non addentrarsi nei quartieri periferici e sempre consigliarsi con l’accompagnatore o il gestore dell’Hotel prima di andare in un posto.

In seguito alla grande crisi del 2001, in città si è creato il fenomeno dei “cartoneros” – raccoglitori di spazzatura-, eufemisticamente parlando si tratta di una raccolta differenziata della spazzatura, direttamente per le strade, la sera quando viene messa fuori, da parte di gruppi di gente molto povera che viene dalla periferia. Di solito anche se intimorisce la vista, non costituiscono un problema per la sicurezza personale. Vale la pena menzionare che ci sono dei programmi di cooperazione che stanno cercando di organizzare queste attività, per rendere più sicure igienicamente e lucrative.

Colpisce la grande disuguaglianza sociale e il contrasto tra la ricchezza di alcune zone di Buenos Aires e la provincia.

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Usi e Costumi


L’Argentina viene definito come il più occidentale dei paesi dell’America Latina, questo è dovuto alla sua complessa e recente storia di paese che si è formato attraverso una immigrazione europea recente rispetto agli altri paesi del Sud America.

La popolazione si concentra a Buenos Aires, con circa 12 milioni di persone, mentre il resto del territorio di un’estensione di 2.766.889 km2, ospita solo 24 milioni di persone. Esiste una differenza notevole tra gli abitanti di Buenos Aires, chiamati “porteños”, (dovuto al fatto che Buenos Aires nasce come città di porto), e gli abitanti dell’”interiore”.

Gli uomini sono di solito molto galanti e apparentemente passionali con le donne, non risparmiano complimenti e sono pronti ad offrire cene e drinks, il tutto senza essere né pesanti né volgari. Tra gli uomini s’istaura presto una sorta di cameratismo. Alla base di questo comportamento c’è senza dubbio un machismo più o meno latente, ma vissuto come un gioco leggero. In generale le persone sono molto affettuose e sinceramente aperte.

Gli intrattenimenti tipici sono estremamente vari con la straordinaria offerta di Buenos Aires, con il tango al primo posto, teatri di livello internazionale, spettacoli locali, eventi e feste tipici della zona quando siamo nelle province.

E’ tipico dell’Argentina salutarsi con un bacio sulla guancia anche con persone totalmente sconosciute che ci sono presentate per la prima volta. Di solito questo succede anche tra uomini, anche se in questo caso di solito la prima volta ci si da la mano e la seconda volta un bacio. Quando ci si saluta di nuovo un bacio e un “ciao”.

In Argentina si parla la lingua spagnola con alcune differenze rispetto allo spagnolo dell’Accademia Reale di Spagna. Al posto del “TU”, si utilizza il “VOS”, e la seconda persona singolare si utilizza l’imperativo. Esiste anche un vocabolario tipico della zona di Buenos Aires che si chiama “lunfardo”. In ogni caso lo spagnolo “comune” è compreso al 100%. Sarà facile trovare persone che capiscono l’Italiano e che lo parlano un pochino.

Non ci sono problemi particolari per fare fotografie, se non il comune buon senso e l’educazione. Durante la visita a comunità indigene, bisogna avvertire la guida, soprattutto quando si vogliono fotografare persone. I paesaggi che si visitano dalle Cascate di Iguazu, le balene della Peninsula Valdez, i paesaggi andini dell’ovest e della Patagonia offrono spettacoli unici che attraggono fotografi da tutto il mondo.

Il “Mate”, bevanda nazionale , merita una menzione a parte, riportiamo le parole di una signora che ha viaggiato con noi: “All’inizio era proprio strano, gente ben vestita a piedi, nei mezzi pubblici e poi anche gli autisti dei nostri pulmini e le guide, insomma un po’ tutti si portavano dietro un thermos sotto un braccio e nella mano reggevano un boccale, a volte il boccale era dissimulato nel coperchio del thermos, a volte il thermos stesso era dissimulato in una sorta di “tubo” retto da un nastro in materiale plastico che permetteva di portarlo al braccio. Nel thermos avevano acqua calda che versavano nel boccale dopo averlo riempito di yerba mate, un’erba dal sapore forte e amarognolo, dissetante e corroborante, che ho imparato ad apprezzare subito. Bere mate ha una ritualità che vige dal nord al sud del Paese, una ritualità conviviale: non si beve mate senza offrirlo alle persone con cui ci si trova, si beve finché c’è acqua nel boccale, poi lo si torna indietro per farlo riempire di nuovo e per passarlo ad altri. Ma non si beve dall’orlo, uno degli oggetti più belli e curati che ho visto in Argentina è la “bombija”. Una cannula di metallo dotata di piccoli fori all’estremità inferiore da cui si assapora il mate senza che l’erba giunga alla bocca. Un espresso a portata di man, da preparare in ogni momento tanto che se da noi negli uffici le macchinette erogano caffè veloce, lì le macchinette erogano acqua calda per il mate. Il mate è la bevanda nazionale, ha una ritualità precisa ed una storia antica. Quando gli Europei arrivarono, si resero conto che gli indigeni di queste zone erano più resistenti alle fatiche e che si ammalavano più raramente rispetto a quelli dell’America Centrale: grazie al mate!La yerba mate è un albero dalle dimensioni considerevole, può raggiungere i due metri d’altezza, oggi le piantagioni, che si trovano al nord nel clima subtropicale, sono costituite da cespugli bassi, piantati in filari regolari, come da noi gli agrumi: gli agricoltori procedono ad una potatura regolare pe poter raccogliere le foglie più agevolmente.” La yerba Mate viene prodotta nelle province di Misiones e Corrientes, seccata e triturata, impacchettata e spedita in ogni angolo del paese.”

L'Argentina è un paese molto vasto e molto religioso. A differenza però degli stati europei, dove la fede si mantiene si binari ortodossi, o delle zone centro americane, dove si è avuto un sincretismo religioso fra il cristianesimo e le religioni dei popoli indigenti, qui si è sovrapposta a credenze popolari e a tradizioni legate alla storia del paese.

Un approfondimento di Riccardo Soli, che ha viaggiato con noi nel 2004: “È facile trovare tracce di quelle che da leggende popolari o fatti storici realmente accaduti si sono con il tempo trasformate il culti e tradizioni radicate sul territorio. In tutto il nostro viaggio, soprattutto nelle zone rurali della Patagonia, abbiamo trovato tracce di questi culti. Quelli più facili da identificare e da vedere sono quelli della Difunta Correa e del Gauchito Gil. Perché è facile vederli ed identificarli? Perché sulle strade qua e là sono sparsi vari tempietti o colonne arricchite di ex-voto ed offerte che distinguono il destinatario della preghiera. Ma qual è la storia che c'è dietro e come distinguerli? I primi segni li abbiamo notati dalle parti di Bariloche, quando notavamo delle croci a lato della strada ricoperte di fiori e bottiglie di tutti i tipi. Questi erano i luoghi di devozione della Difunta Correa. La sua storia è abbastanza triste e risale alla prima metà del 1800. Viveva nella città di San Juan Don Pedro Correa, ex combattente per l'indipendenza argentina. A distanza di alcuni anni dalla guerra però cominciò una persecuzione alla sua famiglia da parte dei suoi oppositori politici, con lo scopo di ucciderlo e di possedere la sua bella figlia Deolinda. Costei riuscì sempre a difendersi ed a sposare l'uomo che amava. Dopo pochi anni però i rivali del padre riuscirono ad ucciderlo e ad uccidere anche il marito. Temendo per la propria vita e per quella del figlio appena nato Deolinda fuggì dalla città. Dopo vari giorni passati nel deserto in fuga le forze le vennero meno per la fame e la sete e si fermò sulla sommità di una piccola collina. Qui pregó Dio di far sì che dal suo petto continuasse a sgorgare latte così da poter salvare suo figlio. Tempo dopo alcune persone, attratte dal volo degli avvoltoi, la trovarono morta con il bambino addormentato sul petto da cui si era nutrito. Essi compresero quanto accaduto e seppellirono la defunta sul colle e qui cominciò la venerazione per il miracolo del bambino salvato dalla sete. I devoti solitamente portano nei luoghi di culto della Difunta delle bottiglie d'acqua con la richiesta che non venga mai loro meno. La Difunta Correa è venerata anche per chiedere la riunificazione famigliare e la protezione del focolare. Spesso infatti fra gli ex-voto vengono portati degli oggetti da sposa (persino degli abiti) e degli oggetti personali. Oggi esiste una fondazione che si fa carico delle offerte portate dalle persone e le redistribuisce fra persone meno abbienti (soprattutto i costosi abiti da sposa). Altri segni di questi culti li abbiamo visti sulla strada che attraversa la parte pianeggiante della Patagonia e la Meseta, quando i tempietti non erano più ricoperti di bottiglie d'acqua ma di bandiere rosse. Non erano zone di ritrovo di comunisti, ma templi dedicati al Gauchito Gil. Anche la sua storia è un misto di realtà e leggenda, ma meno strappalacrime di quella della Difunta Correa. Antonio Mamerto Gil Nuñez nacque ipoteticamente il 12 agosto del 1847 nello stato di Corrientes. Erano tempi di lotte fra liberali ed autonomisti ed anche lui, raggiunta l'età, sarebbe stato costretto ad arruolarsi. Riteneva però questa guerra fratricida una stupidata e decise di scappare fra le montagne con dei compagni diventando un fuorilegge. Per vari anni fu considerato dalla popolazione una sorta di Robin Hood argentino, dato che aveva l'abitudine di rubare prevalentemente ai ricchi ma non lo faceva per avidità. Spesso in Argentina questo è stato sufficiente per avere la devozione popolare. La sua storia però è diversa, dato che venne catturato. Il tribunale dispose invece il suo trasferimento in una città più grande per un processo più completo, dato che la sua dichiarazione fu che Ñandeyara (una divinità guaranì) gli aveva detto che non esisteva ragione perché lui si mettesse a combattere una guerra contro i fratelli del suo stesso sangue. Quando la gente seppe del suo trasferimento temette per la sua vita, dato che pensava che sarebbe stato giustiziato lungo la strada: arrivò però troppo tardi per liberarlo. Il timore era fondato, dato che ad un certo punto (8 Km fuori da Mercedes) il sergente al comando della pattuglia diede l'ordine di preparare Gil per la fucilazione. Costui implorò per la propria salvezza, dicendo che la grazia per la sua diserzione era già stata predisposta. Profetizzò inoltre che, nella città che dovevano raggiungere, sarebbe arrivata la notizia che il figlio del sergente fosse in punto di morte. Gli disse: "Voi state per sgozzarmi, però quando voi arriverete questa notte a Mercedes, assieme all'ordine del mio perdono, ti informeranno che tu figlio sta morendo di un cattivo male. Dato che tu ora stai per versare sangue innocente, invocami perché io interceda per te presso Dio Nostro Signore per la vita di tuo figlio, perché il sangue degli innocenti suole servire per fare miracoli". Il sergente non gli volle credere e lo fece fucilare, ma le pallottole non riuscivano a raggiungerlo. Con il suo coltello quindi lo sgozzò direttamente. Quando il sergente arrivò alla città scoprì che tutto quello che gli aveva detto il Gauchito era vero. Lo implorò quindi e dopo poche ore il figlio fu miracolosamente guarito. Ad oggi il Gauchito Gil è venerato addobbando il santuario di bandiere e drappi rossi a ricordo del sangue e viene chiesta la sua intercessione per le guarigioni miracolose. Negli ultimi giorni in cui eravamo a Buenos Aires sul giornale era apparso un articolo che si soffermava sulla processione avvenuta il giorno prima in cui veniva ricordato il giorno della morte del Gauchito con una processione. Questi dati li abbiamo avuti sommariamente sul posto, ma in prevalenza li ho tratti dal sito http://ar.geocities.com/argentinamisteriosa/indexdev.htm, dove sono raccolte le varie leggende legate ai personaggi storici argentini. (Testo di Riccardo Soli, gennaio 2004)

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Breve rassegna storica dell’Argentina

L’Argentina è il paese della diversità e del contrasto: un paese pieno di risorse naturali, terre vergini e un grande centro urbano, Buenos Aires. I suoi paesaggi e climi sono tanto vari così le diverse popolazioni originarie, i conquistatori spagnoli e le successive immigrazioni che insieme dettero origine ad una popolazione eterogenea intrisa di nostalgia ed ottimismo.

Gli spagnoli che arrivarono nell’attuale territorio dell’Argentina nel XVI secolo incontrarono popolazioni autoctone molto differenti tra loro. Non si trattava di diversità dovute solo all’aspetto fisico o linguistico, ma molto più profonde a livello di identità di popolo: più di 25 popoli diversi vivono tutt’oggi nel territorio dell’Argentina.

La cultura e l’economia di questi popoli era e rimane strettamente legata al territorio. Sulla cordigliera del Nord Ovest, i Quechuas nel secolo anteriore alla conquista avevano raggiunto una posizione predominante, praticando coltivazioni di tipo intensivo nella zona de la Puna e allevando lama. I Guaranì nella zona della mesopotamia erano coltivatori, mentre gli abitanti della Pampa, lungo il fiume de la Plata, erano vivevano principalmente di caccia e pesca, come le popolazioni del Sud, Tehuelces e Mapuche.

Durante l’epoca coloniale, gli Spagnoli, nonostante le feroci repressioni, non riuscirono a trasformare l’economia delle popolazioni originarie. La resistenza e lo spirito di autonomia, contagiò in parte agli europei che si stabilirono in queste zone, cosicché infine i lavori agricoli vennero disprezzati, sia dai “mestizos” (nati da matrimoni tra indos e conquistatori) che dai “bianchi”.

Nella prima tappa della colonizzazione si formò il concetto di frontiera: esisteva un limite chiaro tra le colonie spagnole e la terra degli “indios” liberi. L’ubicazione di questa frontiera e i suoi spostamenti risultarono di somma importanza per tutta la futura evoluzione di queste terre e della sua popolazione. Fino al secolo XIX non ci fu un’avanzata significativa di questa frontiera nella Pampa che rimase nelle immediate vicinanze di Buenos Aires. Nel territorio occupato s’iniziò a trasformare il suolo, si introdussero nuove coltivazioni e animali come i bovini e i cavalli. Con il tempo gli Spagnoli occuparono le migliori regioni lungo il fiume de la Plata e il Paranà e costrinsero le popolazioni originarie a una vita nomade ed isolata.

In questo contesto l’introduzione del cavallo segna una tappa decisiva per le popolazioni della Pampa e della Patagonia Centrale che da cacciatori diventarono allevatori di bestiame e pastori, sviluppando un legame molto stretto con il cavallo e un metodo di doma proprio, totalmente pacifico, nel quale la pazienza e il potere di persuasione giocano un ruolo decisivo. Il cavallo ebbe anche un ruolo determinante nella guerra con i conquistatori spagnoli prima e con la nazione argentina poi.

Dai frequenti “matrimoni” misti, molte volte in seguito a violenze e rapimenti, tra conquistatori e le popolazioni originarie ebbe origine il “gaucho” la frontiera e le terre libere si avvicinavano sempre di più. Gli spagnoli cercarono di incorporare gli “indios” alle “estancias” (latifondi amministrati dagli spagnoli), facendoli lavorare nell’allevamento del bestiame. Come conseguenza inizia una situazione di dipendenza e di appartenenza alla stessa frontiera, con gli “indios liberi” dall’altra parte. I primi immigrati spagnoli avevo l’usanza di piantare alberi intorno alla casa principale della “estancia” e questa tradizione si conserva ancora oggi. L’ “estanciero” e il “gaucho” iniziano così a convivere: quest’ultimo come impiegato del primo, una relazione che continua fino ai nostri giorni.

Oggi, nonostante la moderna immigrazione europea prevalga nella pampa sull’antica razza mista coloniale, il gaucho continua a occupare uno spazio nella tradizione del folclore popolare per la sua resistenza, valore e sentimentalismo. Il libro per eccellenza che lo esalta è il “Martin Fierro”, che costituisce lettura obbligata per qualsiasi argentino. Il gaucho continua ad occuparsi di allevamento di bestiame e di attività di artigianato in cuoio chiamato “talabarteria”. Le “estancias” sopravvivono come proprietà terriere, dove si continuano attività agricole e di allevamento del bestiame. In alcuni casi, soprattutto nella provincia di Buenos Aires e in quella di Cordoba e, in parte, della Patagonia, alcune estancias hanno aperto le loro porte al turismo, proponendo ai visitatori alloggio nel “casco” (la casa del proprietario) cibo tipico e, a volte, la partecipazione nelle attività quotidiane tipiche della vita nel “campo”.

Fino dalla conquista del territorio argentino ci sono stati molti personaggi protagonisti – gli “indigeni”, i “mezzo sangue”, gli europei – che lottavano per la integrazione e la libertà dei popoli senza distinzione di etnie. Queste persone decisero confrontare – ciascuna secondo il proprio ambito di azione e le proprie forze – la violenza e la sete di potere nel continente Sud Americano.

Alla fine del XIX secolo iniziò l’immigrazione europea in massa: italiani, spagnoli, tedeschi, polacchi, etc. centinaia di europei iniziarono ad arrivare in cerca di una terra prospera che non mancava di risorse e possibilità di sviluppo. Nella provincia di Mendoza si dedicarono alla coltivazione della vite, dando origine ad una attuale e prospera industria del vino; nella zona della pampa esistono coltivazioni estensive di grano e altri cereali. Di questo periodo è anche la conquista dell’ultima frontiera nell’estremo Sud del paese, contribuendo all’ultima caccia all’”indios” nelle zone più remote del paese, rimaste fino a questo punto più inaccessibili. Come risultato di ciò le comunità indigene sopravvissute sono scarse e si incontrano nelle zone montagnose o di difficile accesso o in parte migrarono ai centri urbani delle province e della capitale.

Ai movimenti del XIX si aggregano altre importanti immigrazioni nel XX, specialmente negli anni immediatamente posteriori alle due grandi guerre. Questi gruppi cercarono di rimanere uniti conservando gli stessi costumi dei loro luoghi di origine; nella città di Buenos Aires, tutt’oggi esistono quartieri, come La Boca, dove si concentrarono immigrati italiani, specialmente genovesi, che conservano le loro tradizioni. Nella provincia di Entre Rios e Cordoba si radicarono comunità di origine tedesca. Molti Polacchi si stabilirono a Misiones. Attualmente ci sono piccoli paesi della Patagonia dove si parla ancora gallese (Gaiman). Nasce in questa epoca il Tango come espressione della fusione di ritmi e melodie unite dalla nostalgia per quanto lasciato e caratterizzato dall’energia che esige comunque il cambio.

L’attuale crisi economica, sociale e politica ha risvegliato l’interesse di molti argentini discendenti di spagnoli ed italiani a cercare nuove opportunità nel loro paese di origine. Si assiste per il momento al fenomeno del “rientro” in Europa.

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La crisi


La domanda ricorrente da parte di tutti una volta rientrato è: "Ma c'è molta miseria adesso in Argentina?". La risposta è abbastanza complessa, dato che a fronte di quello che si sente (o meglio si sentiva dire) dai telegiornali, la situazione non sembra molto diversa da quella italiana. La crisi economica ed il fallimento dello Stato ha sicuramente portato sull'orlo della povertà molte famiglie, ad altre ha azzerato i risparmi.

L'impressione però che si ha è che la gente abbia trovato lo stesso il sistema di arrangiarsi e di mantenere un tenore di vita discreto. Lo dimostra il fatto ad esempio che Buenos Aires era poco popolata essendo il periodo delle loro ferie estive. Le località di villeggiatura (sia marittime che montane) erano frequentate, altro segno che poi la gente ha trovato lo stesso il modo di arrangiarsi o che comunque la situazione comincia a tornare normale.

A parte la perdita dei risparmi, chi ha avuto la fortuna di mantenere il posto di lavoro è riuscito anche a mantenere il proprio tenore di vita. Non si vedono i classici sintomi di un'inflazione altissima che di solito accompagna le crisi economiche. Sembra che si sia mantenuta una classe media abbastanza diffusa.

La "batosta" più pesante è stata sicuramente la svalutazione del peso. Avendo però una importante produzione nazionale di beni, il costo della vita si è mantenuto abbastanza costante, così come i salari. Quello che è successo è che in campo internazionale il peso è passato dalla parità con il dollaro ad un terzo del suo valore. Questo ha significato un boom delle esportazioni (soprattutto la carne che è diventata molto economica) ma un blocco quasi totale delle importazioni. Un rullino fotografico costa infatti come un pranzo in un ristorante di livello medio alto. Se quindi un argentino si può permettere un pranzo al ristorante normale può a fatica permettersi un rullino. Molte cose si sono quindi trasformate in beni di lusso.

A fronte di questo però si vedono tanti segni di "disagio", ma che spesso indicano una inventiva ed una capacità organizzativa encomiabili. Sono nate le cosiddette mense di quartiere. Più persone si sono infatti organizzate per acquisti collettivi a prezzi più vantaggiosi. Sono nati anche le Redes del Treque, letteralmente le reti del baratto. Nei momenti più pesanti della crisi, quando non esisteva moneta corrente, alcune organizzazioni hanno cominciato a gestire mercati per barattarsi oggetti e cibo. Sono arrivate persino a stampare delle banconote autonome (i cosiddetti creditos o patagones), che con un meccanismo di autosvalutazione a tempo hanno permesso una forte circolazione di beni e servizi con l'effetto di mantenere viva l'economia.

Di questi mercatini del baratto oggi non sopravvive molto, dato che si sono pian piano trasformati in mercatini tradizionali, seguendo la ripresa economica. È ancora però possibile vedere gente venuta per vendere le poche cose che ha in casa, magari anche solo un servizio da tè. Molti venditori però sembrano essersi maggiormente specializzati, diventando in pratica dei piccoli antiquari. Bisogna poi sempre ricordare che essendo una nazione così giovane anche quegli oggetti appartenuti a nonni o bisnonni, che per noi sarebbero solo curiosità, da loro acquistano un valore molto elevato a causa del carico di ricordi. Dover vendere dei ricordi appartenuti ad un nonno emigrato nell'ottocento o novecento deve essere stato duro dal punto di vista psicologico. (Testo di Riccardo Soli, gennaio 2004)

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