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Dove
alloggiamo
Il pernottamento varia a seconda della destinazione: preferibilmente
ci si ferma in case di famiglia, osterie, estancias (fattorie),
rifugi di montagna, a volte anche in tenda. Gli alberghi sono
di solito tra la terza e la seconda categoria; non sempre è
garantito il bagno in camera; a volte condividiamo stanze fino
a quattro posti letto.
Inizio
Cosa mangiamo
Il cibo è quello tipico argentino: guisos (lesso/spezzatino
con verdure), asado (carne alla brace), empanadas (panzarotti
di carne o verdura), pasteles (torte di verdura e uova). Nella
provincia di Misiones si mangia il Dorado e il Surubi, pesci di
fiume tipici della zona. La zona del NordOvest, Salta e Jujuy,
eccelle per la cucina regionale, tipica della zona andina, a base
di mais e squisiti piatti tipici. Mentre in Penisola Valdes abbondano
frutti di mare e pesce fresco. In Patagonia è famoso l’agnello
o “cordero” alla brace. Buenos Aires offre una cucina
di altissimo livello internazionale. Il piatto onnipresente è
la carne di manzo alla brace di qualità eccellente.
Inizio
Come ci muoviamo
Gli spostamenti interni avvengono sia via aerea che con pullman
di linea. I tragitti in aereo sono di solito di due/tre ore mentre
quelli in pullman, di circa 12. I sedili del pullman si estendono
in alcuni casi fino a 180° in altri a 160°, il pullman
è dotato di toilette, televisore e viene servita cena e
colazione (senza troppe pretese!). Per raggiungere zone più
isolate si utilizzano 4x4 su terreni a volte difficili. Per le
visite a Buenos Aires e dintorni si utilizza un pulmino, taxi,
autobus e metropolitana. Per spostarsi in serata a Buenos Aires
con o senza accompagnatore si consiglia l’utilizzo di taxi.
Inizio
Salute e clima e abbigliamento
In Argentina in generale e in particolare nelle zone che si visitano
non esiste alcun tipo di malattie endemiche che richiedano una
prevenzione specifica o un vaccino. L’acqua della cannella
è potabile a Buenos Aires, e generalmente in tutta l’Argentina;
nel caso di situazioni particolari i viaggiatori saranno adeguatamente
avvisati e provvisti di acqua potabile.
L’Argentina si trova nell’emisfero Sud e quindi le
stagioni sono invertite rispetto all’Italia: quando in uno
dei due paesi è inverno nell’altro è estate
e viceversa. In generale il clima a Buenos Aires, soprattutto
in inverno è più mite dell’inverno italiano
del nord e l’estate si caratterizza per giornate molto calde
e umide. La provincia di Misiones si trova immediatamente nella
fascia sub tropicale ed il clima è caldo umido tra Dicembre-Marzo,
mentre sui 25 gradi nelle altre stagioni. L’altezza influenza
in modo determinante il clima nelle zone di Salta, Jujuy e Tucuman,
dove il caldo delle valli è smorzato negli altipiani e
in montagna a 3000/4000 m. Scendendo al Sud il clima inizia a
rinfrescare, fino ai ghiacciai e al clima australe antartico della
Terra del Fuoco. La costa atlantica, Penisola Valdes, risente
di un clima molto ventoso e freddo, anche se attenuato tra novembre
e marzo.
Si consiglia un abbigliamento di mezza stagione sportivo leggero
per le zone del Nord e un abbigliamento più pesante per
il Sud. Da portare sempre con se: impermeabile leggero, scarpe
da trekking, una giacca a vento, cappello e sciarpa, vestiti sportivi
da abbinare a strati, vestiti cittadini di mezza stagione e un
vestito da sera per le serate a Buenos Aires.
Inizio
Sicurezza
Per quanto riguarda la sicurezza si consigliano le solite precauzioni
tipiche delle grandi città o di quando si viaggia con macchine
fotografiche e soldi.
Soprattutto a Buenos Aires si consiglia di prendere taxi per qualsiasi
spostamento notturno, direttamente fuori dai locali e non camminare
per strada in zone isolate. Non addentrarsi nei quartieri periferici
e sempre consigliarsi con l’accompagnatore o il gestore
dell’Hotel prima di andare in un posto.
In seguito alla grande crisi del 2001, in città si è
creato il fenomeno dei “cartoneros” – raccoglitori
di spazzatura-, eufemisticamente parlando si tratta di una raccolta
differenziata della spazzatura, direttamente per le strade, la
sera quando viene messa fuori, da parte di gruppi di gente molto
povera che viene dalla periferia. Di solito anche se intimorisce
la vista, non costituiscono un problema per la sicurezza personale.
Vale la pena menzionare che ci sono dei programmi di cooperazione
che stanno cercando di organizzare queste attività, per
rendere più sicure igienicamente e lucrative.
Colpisce la grande disuguaglianza sociale e il contrasto tra la
ricchezza di alcune zone di Buenos Aires e la provincia.
Inizio
Usi e Costumi
L’Argentina viene definito come il più occidentale
dei paesi dell’America Latina, questo è dovuto alla
sua complessa e recente storia di paese che si è formato
attraverso una immigrazione europea recente rispetto agli altri
paesi del Sud America.
La popolazione si concentra a Buenos Aires, con circa 12 milioni
di persone, mentre il resto del territorio di un’estensione
di 2.766.889 km2, ospita solo 24 milioni di persone. Esiste una
differenza notevole tra gli abitanti di Buenos Aires, chiamati
“porteños”, (dovuto al fatto che Buenos Aires
nasce come città di porto), e gli abitanti dell’”interiore”.
Gli uomini sono di solito molto galanti e apparentemente passionali
con le donne, non risparmiano complimenti e sono pronti ad offrire
cene e drinks, il tutto senza essere né pesanti né
volgari. Tra gli uomini s’istaura presto una sorta di cameratismo.
Alla base di questo comportamento c’è senza dubbio
un machismo più o meno latente, ma vissuto come un gioco
leggero. In generale le persone sono molto affettuose e sinceramente
aperte.
Gli intrattenimenti tipici sono estremamente vari con la straordinaria
offerta di Buenos Aires, con il tango al primo posto, teatri di
livello internazionale, spettacoli locali, eventi e feste tipici
della zona quando siamo nelle province.
E’ tipico dell’Argentina salutarsi con un bacio sulla
guancia anche con persone totalmente sconosciute che ci sono presentate
per la prima volta. Di solito questo succede anche tra uomini,
anche se in questo caso di solito la prima volta ci si da la mano
e la seconda volta un bacio. Quando ci si saluta di nuovo un bacio
e un “ciao”.
In Argentina si parla la lingua spagnola con alcune differenze
rispetto allo spagnolo dell’Accademia Reale di Spagna. Al
posto del “TU”, si utilizza il “VOS”,
e la seconda persona singolare si utilizza l’imperativo.
Esiste anche un vocabolario tipico della zona di Buenos Aires
che si chiama “lunfardo”. In ogni caso lo spagnolo
“comune” è compreso al 100%. Sarà facile
trovare persone che capiscono l’Italiano e che lo parlano
un pochino.
Non ci sono problemi particolari per fare fotografie, se non il
comune buon senso e l’educazione. Durante la visita a comunità
indigene, bisogna avvertire la guida, soprattutto quando si vogliono
fotografare persone. I paesaggi che si visitano dalle Cascate
di Iguazu, le balene della Peninsula Valdez, i paesaggi andini
dell’ovest e della Patagonia offrono spettacoli unici che
attraggono fotografi da tutto il mondo.
Il “Mate”, bevanda nazionale , merita una menzione
a parte, riportiamo le parole di una signora che ha viaggiato
con noi: “All’inizio era proprio strano, gente ben
vestita a piedi, nei mezzi pubblici e poi anche gli autisti dei
nostri pulmini e le guide, insomma un po’ tutti si portavano
dietro un thermos sotto un braccio e nella mano reggevano un boccale,
a volte il boccale era dissimulato nel coperchio del thermos,
a volte il thermos stesso era dissimulato in una sorta di “tubo”
retto da un nastro in materiale plastico che permetteva di portarlo
al braccio. Nel thermos avevano acqua calda che versavano nel
boccale dopo averlo riempito di yerba mate, un’erba dal
sapore forte e amarognolo, dissetante e corroborante, che ho imparato
ad apprezzare subito. Bere mate ha una ritualità che vige
dal nord al sud del Paese, una ritualità conviviale: non
si beve mate senza offrirlo alle persone con cui ci si trova,
si beve finché c’è acqua nel boccale, poi
lo si torna indietro per farlo riempire di nuovo e per passarlo
ad altri. Ma non si beve dall’orlo, uno degli oggetti più
belli e curati che ho visto in Argentina è la “bombija”.
Una cannula di metallo dotata di piccoli fori all’estremità
inferiore da cui si assapora il mate senza che l’erba giunga
alla bocca. Un espresso a portata di man, da preparare in ogni
momento tanto che se da noi negli uffici le macchinette erogano
caffè veloce, lì le macchinette erogano acqua calda
per il mate. Il mate è la bevanda nazionale, ha una ritualità
precisa ed una storia antica. Quando gli Europei arrivarono, si
resero conto che gli indigeni di queste zone erano più
resistenti alle fatiche e che si ammalavano più raramente
rispetto a quelli dell’America Centrale: grazie al mate!La
yerba mate è un albero dalle dimensioni considerevole,
può raggiungere i due metri d’altezza, oggi le piantagioni,
che si trovano al nord nel clima subtropicale, sono costituite
da cespugli bassi, piantati in filari regolari, come da noi gli
agrumi: gli agricoltori procedono ad una potatura regolare pe
poter raccogliere le foglie più agevolmente.” La
yerba Mate viene prodotta nelle province di Misiones e Corrientes,
seccata e triturata, impacchettata e spedita in ogni angolo del
paese.”
L'Argentina è un paese molto vasto e molto religioso. A
differenza però degli stati europei, dove la fede si mantiene
si binari ortodossi, o delle zone centro americane, dove si è
avuto un sincretismo religioso fra il cristianesimo e le religioni
dei popoli indigenti, qui si è sovrapposta a credenze popolari
e a tradizioni legate alla storia del paese.
Un approfondimento di Riccardo Soli, che ha viaggiato con noi
nel 2004: “È facile trovare tracce di quelle che
da leggende popolari o fatti storici realmente accaduti si sono
con il tempo trasformate il culti e tradizioni radicate sul territorio.
In tutto il nostro viaggio, soprattutto nelle zone rurali della
Patagonia, abbiamo trovato tracce di questi culti. Quelli più
facili da identificare e da vedere sono quelli della Difunta Correa
e del Gauchito Gil. Perché è facile vederli ed identificarli?
Perché sulle strade qua e là sono sparsi vari tempietti
o colonne arricchite di ex-voto ed offerte che distinguono il
destinatario della preghiera. Ma qual è la storia che c'è
dietro e come distinguerli? I primi segni li abbiamo notati dalle
parti di Bariloche, quando notavamo delle croci a lato della strada
ricoperte di fiori e bottiglie di tutti i tipi. Questi erano i
luoghi di devozione della Difunta Correa. La sua storia è
abbastanza triste e risale alla prima metà del 1800. Viveva
nella città di San Juan Don Pedro Correa, ex combattente
per l'indipendenza argentina. A distanza di alcuni anni dalla
guerra però cominciò una persecuzione alla sua famiglia
da parte dei suoi oppositori politici, con lo scopo di ucciderlo
e di possedere la sua bella figlia Deolinda. Costei riuscì
sempre a difendersi ed a sposare l'uomo che amava. Dopo pochi
anni però i rivali del padre riuscirono ad ucciderlo e
ad uccidere anche il marito. Temendo per la propria vita e per
quella del figlio appena nato Deolinda fuggì dalla città.
Dopo vari giorni passati nel deserto in fuga le forze le vennero
meno per la fame e la sete e si fermò sulla sommità
di una piccola collina. Qui pregó Dio di far sì
che dal suo petto continuasse a sgorgare latte così da
poter salvare suo figlio. Tempo dopo alcune persone, attratte
dal volo degli avvoltoi, la trovarono morta con il bambino addormentato
sul petto da cui si era nutrito. Essi compresero quanto accaduto
e seppellirono la defunta sul colle e qui cominciò la venerazione
per il miracolo del bambino salvato dalla sete. I devoti solitamente
portano nei luoghi di culto della Difunta delle bottiglie d'acqua
con la richiesta che non venga mai loro meno. La Difunta Correa
è venerata anche per chiedere la riunificazione famigliare
e la protezione del focolare. Spesso infatti fra gli ex-voto vengono
portati degli oggetti da sposa (persino degli abiti) e degli oggetti
personali. Oggi esiste una fondazione che si fa carico delle offerte
portate dalle persone e le redistribuisce fra persone meno abbienti
(soprattutto i costosi abiti da sposa). Altri segni di questi
culti li abbiamo visti sulla strada che attraversa la parte pianeggiante
della Patagonia e la Meseta, quando i tempietti non erano più
ricoperti di bottiglie d'acqua ma di bandiere rosse. Non erano
zone di ritrovo di comunisti, ma templi dedicati al Gauchito Gil.
Anche la sua storia è un misto di realtà e leggenda,
ma meno strappalacrime di quella della Difunta Correa. Antonio
Mamerto Gil Nuñez nacque ipoteticamente il 12 agosto del
1847 nello stato di Corrientes. Erano tempi di lotte fra liberali
ed autonomisti ed anche lui, raggiunta l'età, sarebbe stato
costretto ad arruolarsi. Riteneva però questa guerra fratricida
una stupidata e decise di scappare fra le montagne con dei compagni
diventando un fuorilegge. Per vari anni fu considerato dalla popolazione
una sorta di Robin Hood argentino, dato che aveva l'abitudine
di rubare prevalentemente ai ricchi ma non lo faceva per avidità.
Spesso in Argentina questo è stato sufficiente per avere
la devozione popolare. La sua storia però è diversa,
dato che venne catturato. Il tribunale dispose invece il suo trasferimento
in una città più grande per un processo più
completo, dato che la sua dichiarazione fu che Ñandeyara
(una divinità guaranì) gli aveva detto che non esisteva
ragione perché lui si mettesse a combattere una guerra
contro i fratelli del suo stesso sangue. Quando la gente seppe
del suo trasferimento temette per la sua vita, dato che pensava
che sarebbe stato giustiziato lungo la strada: arrivò però
troppo tardi per liberarlo. Il timore era fondato, dato che ad
un certo punto (8 Km fuori da Mercedes) il sergente al comando
della pattuglia diede l'ordine di preparare Gil per la fucilazione.
Costui implorò per la propria salvezza, dicendo che la
grazia per la sua diserzione era già stata predisposta.
Profetizzò inoltre che, nella città che dovevano
raggiungere, sarebbe arrivata la notizia che il figlio del sergente
fosse in punto di morte. Gli disse: "Voi state per sgozzarmi,
però quando voi arriverete questa notte a Mercedes, assieme
all'ordine del mio perdono, ti informeranno che tu figlio sta
morendo di un cattivo male. Dato che tu ora stai per versare sangue
innocente, invocami perché io interceda per te presso Dio
Nostro Signore per la vita di tuo figlio, perché il sangue
degli innocenti suole servire per fare miracoli". Il sergente
non gli volle credere e lo fece fucilare, ma le pallottole non
riuscivano a raggiungerlo. Con il suo coltello quindi lo sgozzò
direttamente. Quando il sergente arrivò alla città
scoprì che tutto quello che gli aveva detto il Gauchito
era vero. Lo implorò quindi e dopo poche ore il figlio
fu miracolosamente guarito. Ad oggi il Gauchito Gil è venerato
addobbando il santuario di bandiere e drappi rossi a ricordo del
sangue e viene chiesta la sua intercessione per le guarigioni
miracolose. Negli ultimi giorni in cui eravamo a Buenos Aires
sul giornale era apparso un articolo che si soffermava sulla processione
avvenuta il giorno prima in cui veniva ricordato il giorno della
morte del Gauchito con una processione. Questi dati li abbiamo
avuti sommariamente sul posto, ma in prevalenza li ho tratti dal
sito http://ar.geocities.com/argentinamisteriosa/indexdev.htm,
dove sono raccolte le varie leggende legate ai personaggi storici
argentini. (Testo di Riccardo Soli, gennaio 2004)
Inizio
Breve rassegna storica
dell’Argentina
L’Argentina è il paese della diversità e del
contrasto: un paese pieno di risorse naturali, terre vergini e
un grande centro urbano, Buenos Aires. I suoi paesaggi e climi
sono tanto vari così le diverse popolazioni originarie,
i conquistatori spagnoli e le successive immigrazioni che insieme
dettero origine ad una popolazione eterogenea intrisa di nostalgia
ed ottimismo.
Gli spagnoli che arrivarono nell’attuale territorio dell’Argentina
nel XVI secolo incontrarono popolazioni autoctone molto differenti
tra loro. Non si trattava di diversità dovute solo all’aspetto
fisico o linguistico, ma molto più profonde a livello di
identità di popolo: più di 25 popoli diversi vivono
tutt’oggi nel territorio dell’Argentina.
La cultura e l’economia di questi popoli era e rimane strettamente
legata al territorio. Sulla cordigliera del Nord Ovest, i Quechuas
nel secolo anteriore alla conquista avevano raggiunto una posizione
predominante, praticando coltivazioni di tipo intensivo nella
zona de la Puna e allevando lama. I Guaranì nella zona
della mesopotamia erano coltivatori, mentre gli abitanti della
Pampa, lungo il fiume de la Plata, erano vivevano principalmente
di caccia e pesca, come le popolazioni del Sud, Tehuelces e Mapuche.
Durante l’epoca coloniale, gli Spagnoli, nonostante le feroci
repressioni, non riuscirono a trasformare l’economia delle
popolazioni originarie. La resistenza e lo spirito di autonomia,
contagiò in parte agli europei che si stabilirono in queste
zone, cosicché infine i lavori agricoli vennero disprezzati,
sia dai “mestizos” (nati da matrimoni tra indos e
conquistatori) che dai “bianchi”.
Nella prima tappa della colonizzazione si formò il concetto
di frontiera: esisteva un limite chiaro tra le colonie spagnole
e la terra degli “indios” liberi. L’ubicazione
di questa frontiera e i suoi spostamenti risultarono di somma
importanza per tutta la futura evoluzione di queste terre e della
sua popolazione. Fino al secolo XIX non ci fu un’avanzata
significativa di questa frontiera nella Pampa che rimase nelle
immediate vicinanze di Buenos Aires. Nel territorio occupato s’iniziò
a trasformare il suolo, si introdussero nuove coltivazioni e animali
come i bovini e i cavalli. Con il tempo gli Spagnoli occuparono
le migliori regioni lungo il fiume de la Plata e il Paranà
e costrinsero le popolazioni originarie a una vita nomade ed isolata.
In questo contesto l’introduzione del cavallo segna una
tappa decisiva per le popolazioni della Pampa e della Patagonia
Centrale che da cacciatori diventarono allevatori di bestiame
e pastori, sviluppando un legame molto stretto con il cavallo
e un metodo di doma proprio, totalmente pacifico, nel quale la
pazienza e il potere di persuasione giocano un ruolo decisivo.
Il cavallo ebbe anche un ruolo determinante nella guerra con i
conquistatori spagnoli prima e con la nazione argentina poi.
Dai frequenti “matrimoni” misti, molte volte in seguito
a violenze e rapimenti, tra conquistatori e le popolazioni originarie
ebbe origine il “gaucho” la frontiera e le terre libere
si avvicinavano sempre di più. Gli spagnoli cercarono di
incorporare gli “indios” alle “estancias”
(latifondi amministrati dagli spagnoli), facendoli lavorare nell’allevamento
del bestiame. Come conseguenza inizia una situazione di dipendenza
e di appartenenza alla stessa frontiera, con gli “indios
liberi” dall’altra parte. I primi immigrati spagnoli
avevo l’usanza di piantare alberi intorno alla casa principale
della “estancia” e questa tradizione si conserva ancora
oggi. L’ “estanciero” e il “gaucho”
iniziano così a convivere: quest’ultimo come impiegato
del primo, una relazione che continua fino ai nostri giorni.
Oggi, nonostante la moderna immigrazione europea prevalga nella
pampa sull’antica razza mista coloniale, il gaucho continua
a occupare uno spazio nella tradizione del folclore popolare per
la sua resistenza, valore e sentimentalismo. Il libro per eccellenza
che lo esalta è il “Martin Fierro”, che costituisce
lettura obbligata per qualsiasi argentino. Il gaucho continua
ad occuparsi di allevamento di bestiame e di attività di
artigianato in cuoio chiamato “talabarteria”. Le “estancias”
sopravvivono come proprietà terriere, dove si continuano
attività agricole e di allevamento del bestiame. In alcuni
casi, soprattutto nella provincia di Buenos Aires e in quella
di Cordoba e, in parte, della Patagonia, alcune estancias hanno
aperto le loro porte al turismo, proponendo ai visitatori alloggio
nel “casco” (la casa del proprietario) cibo tipico
e, a volte, la partecipazione nelle attività quotidiane
tipiche della vita nel “campo”.
Fino dalla conquista del territorio argentino ci sono stati molti
personaggi protagonisti – gli “indigeni”, i
“mezzo sangue”, gli europei – che lottavano
per la integrazione e la libertà dei popoli senza distinzione
di etnie. Queste persone decisero confrontare – ciascuna
secondo il proprio ambito di azione e le proprie forze –
la violenza e la sete di potere nel continente Sud Americano.
Alla fine del XIX secolo iniziò l’immigrazione europea
in massa: italiani, spagnoli, tedeschi, polacchi, etc. centinaia
di europei iniziarono ad arrivare in cerca di una terra prospera
che non mancava di risorse e possibilità di sviluppo. Nella
provincia di Mendoza si dedicarono alla coltivazione della vite,
dando origine ad una attuale e prospera industria del vino; nella
zona della pampa esistono coltivazioni estensive di grano e altri
cereali. Di questo periodo è anche la conquista dell’ultima
frontiera nell’estremo Sud del paese, contribuendo all’ultima
caccia all’”indios” nelle zone più remote
del paese, rimaste fino a questo punto più inaccessibili.
Come risultato di ciò le comunità indigene sopravvissute
sono scarse e si incontrano nelle zone montagnose o di difficile
accesso o in parte migrarono ai centri urbani delle province e
della capitale.
Ai movimenti del XIX si aggregano altre importanti immigrazioni
nel XX, specialmente negli anni immediatamente posteriori alle
due grandi guerre. Questi gruppi cercarono di rimanere uniti conservando
gli stessi costumi dei loro luoghi di origine; nella città
di Buenos Aires, tutt’oggi esistono quartieri, come La Boca,
dove si concentrarono immigrati italiani, specialmente genovesi,
che conservano le loro tradizioni. Nella provincia di Entre Rios
e Cordoba si radicarono comunità di origine tedesca. Molti
Polacchi si stabilirono a Misiones. Attualmente ci sono piccoli
paesi della Patagonia dove si parla ancora gallese (Gaiman). Nasce
in questa epoca il Tango come espressione della fusione di ritmi
e melodie unite dalla nostalgia per quanto lasciato e caratterizzato
dall’energia che esige comunque il cambio.
L’attuale crisi economica, sociale e politica ha risvegliato
l’interesse di molti argentini discendenti di spagnoli ed
italiani a cercare nuove opportunità nel loro paese di
origine. Si assiste per il momento al fenomeno del “rientro”
in Europa.
Inizio
La crisi
La domanda ricorrente da parte di tutti una volta rientrato è:
"Ma c'è molta miseria adesso in Argentina?".
La risposta è abbastanza complessa, dato che a fronte di
quello che si sente (o meglio si sentiva dire) dai telegiornali,
la situazione non sembra molto diversa da quella italiana. La
crisi economica ed il fallimento dello Stato ha sicuramente portato
sull'orlo della povertà molte famiglie, ad altre ha azzerato
i risparmi.
L'impressione però che si ha è che la gente abbia
trovato lo stesso il sistema di arrangiarsi e di mantenere un
tenore di vita discreto. Lo dimostra il fatto ad esempio che Buenos
Aires era poco popolata essendo il periodo delle loro ferie estive.
Le località di villeggiatura (sia marittime che montane)
erano frequentate, altro segno che poi la gente ha trovato lo
stesso il modo di arrangiarsi o che comunque la situazione comincia
a tornare normale.
A parte la perdita dei risparmi, chi ha avuto la fortuna di mantenere
il posto di lavoro è riuscito anche a mantenere il proprio
tenore di vita. Non si vedono i classici sintomi di un'inflazione
altissima che di solito accompagna le crisi economiche. Sembra
che si sia mantenuta una classe media abbastanza diffusa.
La "batosta" più pesante è stata sicuramente
la svalutazione del peso. Avendo però una importante produzione
nazionale di beni, il costo della vita si è mantenuto abbastanza
costante, così come i salari. Quello che è successo
è che in campo internazionale il peso è passato
dalla parità con il dollaro ad un terzo del suo valore.
Questo ha significato un boom delle esportazioni (soprattutto
la carne che è diventata molto economica) ma un blocco
quasi totale delle importazioni. Un rullino fotografico costa
infatti come un pranzo in un ristorante di livello medio alto.
Se quindi un argentino si può permettere un pranzo al ristorante
normale può a fatica permettersi un rullino. Molte cose
si sono quindi trasformate in beni di lusso.
A fronte di questo però si vedono tanti segni di "disagio",
ma che spesso indicano una inventiva ed una capacità organizzativa
encomiabili. Sono nate le cosiddette mense di quartiere. Più
persone si sono infatti organizzate per acquisti collettivi a
prezzi più vantaggiosi. Sono nati anche le Redes del Treque,
letteralmente le reti del baratto. Nei momenti più pesanti
della crisi, quando non esisteva moneta corrente, alcune organizzazioni
hanno cominciato a gestire mercati per barattarsi oggetti e cibo.
Sono arrivate persino a stampare delle banconote autonome (i cosiddetti
creditos o patagones), che con un meccanismo di autosvalutazione
a tempo hanno permesso una forte circolazione di beni e servizi
con l'effetto di mantenere viva l'economia.
Di questi mercatini del baratto oggi non sopravvive molto, dato
che si sono pian piano trasformati in mercatini tradizionali,
seguendo la ripresa economica. È ancora però possibile
vedere gente venuta per vendere le poche cose che ha in casa,
magari anche solo un servizio da tè. Molti venditori però
sembrano essersi maggiormente specializzati, diventando in pratica
dei piccoli antiquari. Bisogna poi sempre ricordare che essendo
una nazione così giovane anche quegli oggetti appartenuti
a nonni o bisnonni, che per noi sarebbero solo curiosità,
da loro acquistano un valore molto elevato a causa del carico
di ricordi. Dover vendere dei ricordi appartenuti ad un nonno
emigrato nell'ottocento o novecento deve essere stato duro dal
punto di vista psicologico. (Testo di Riccardo Soli, gennaio 2004)
Inizio
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