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Racconti di viaggio

Racconto di Viaggio

Raccontare il Viaggio in Argentina è per me rivedere i volti delle persone che ho conosciuto, ciascuno di loro narra un pezzo di questa terra grande e magnifica e nella propria diversità la rappresenta.


Sabrina e Magdalena:

E’ ancora buio quando arriviamo. –Sarà già notte?- chiede Gisella, mentre ci scambiamo la penna per compilare il modulo da consegnare alla dogana. – E che ne so?!- Dovrebbe essere mattina, ma non si vede niente!!- Le ampie vetrate rivolte verso la pista si aprono su un cielo scuro ed un’atmosfera umida, difficile dire che ora è. Difficile per chi è appena sbarcato da un intercontinentale. Per me dovrebbe essere pieno giorno, diciamo verso mezzogiorno, ma a conti fatti, tra ore di viaggio e fuso saranno le sei del mattino. E finalmente la lunga fila davanti a noi scivolando lentamente giunge ad esaurirsi, siamo quasi gli ultimi e a frastornarci non è solo il jet leg, non è solo la gente intorno, non è solo la luce chioccia dei neon che invade gli occhi assonnati… Siamo in Argentinaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

Al di là, recuperate le valigie, tutte per fortuna!!, e attraversate a fatica le porte con i carrelli stracarichi, ma chi sarà questa Sabrina?! E con lei ci sarà un’Argentina? Mi aggiro per la sala, parte delle persone sono andate via, parte incontra parenti ed amici, i soliti abbracci, i soliti saluti…………..siamo in un aeroporto d’altronde!! E tra un giro e l’altro torno ai carrelli, torno alle valigie e in uno di questi giri la vedo .. dunque è questa qui Sabrina!?! E lei è Magdalena!! Avrò tutto il tempo di conoscerle, ma la prima divisione dei compiti è: Sabrina ci accompagna a cambiare il denaro in banca, mentre Magdalena aspetta con i bagagli. Sabrina è vispa e ben sveglia, si muove veloce e sicura e inizia a spiegare: il cambio più favorevole in aeroporto, la valuta...

Sabrina vive a Buenos Aires da circa 4 anni, conosce ogni angolo dell’Argentina, efficiente e tempista, raramente lascia qualcosa al caso ed è sempre pronta a fare altro ancora, con lei i “fuoriprogramma” sono… il programma! e non c’è proposta sufficientemente avventurosa che non sia presa in considerazione.

Magdalena è nata a Cordoba, ma vive a Buenos Aires, ha al suo attivo una formazione di studi linguistici e una esperienza come traduttrice, soprattutto ama tutto ciò che è natura e naturale e nutre una vera passione per i cavalli e per la loro doma non violenta. Con Magdalena trascorreremo serate indimenticabili a leggere nel tema astrale l’empasse della nostra vita e a dipanare grovigli di esistenze un tantino intricate.

Gli albergatori: Cinthia e Daniel

Caseron Porteno è il nome della pensione dove abbiamo soggiornato a Buenos Aires, il “caseron” è un tipo di abitazione dove alloggiavano le famiglie di immigrati giunti dall’Europa, una grande casa con l’ingresso sulla strada ed un cortile interno sul quale affacciavano i “monolocali” abitati dalle famiglie, un alloggi comunitario dove ciascuno cercava di ritagliarsi uno spazio privato. Cinthia e Daniel hanno rilevato questo edificio, uno dei pochi che ancora sopravvivono nel barrio Belgrano, e l’hanno ristrutturato ricavandone una pensione. Gli ospiti di Cinthia e Daniel vengono da tutto il mondo, ma non solo per visitare Buenos Aires, vengono per imparare il tango: nel caseron c’è un’ampia sala col parquet ed un grande specchio alla parete, ogni sera un insegnante diverso viene a dare lezione di tango.

In quella sala, poche ore dopo che eravamo atterrati a Barajas, ci siamo presentati e abbiamo preso visione del programma dettagliato, mentre Cinthia ci portava ancora del caffè caldo e altre medias lunas al dulce de lece e Daniel sceglieva per noi una prima selezione di musiche da tango.

Cinthia e Daniel hanno rivalutato il tango e la cultura tradizionale, ricavandone una fonte di reddito, recuperando il patrimonio architettonico-ambientale e curando l’ospitalità in maniera sobria ed essenziale, sempre sollecita delle necessità degli ospiti e cordialmente calda.

Le guide locali: La Buenos Aires di Lorena

Con Lorena a spasso per i barrios di Buenos Aires, da La boca alla Recoleta o rovistando nel egozio di giocattoli…

Lorena e la sua associazioneper la rinascita culturale del barrio Bastos, l’antico quartiere commerciale, il vecchio mercato, proprio a ridosso del primo porto. Il barrio dove è nato Gardel, l’eroe del tango, Gardel, il figlio della camiciaia, che ha imparato a cantare frequentando i camerini dei teatri; Gardel che non ha mai lasciato il barrio popolare e popoloso in cui era nato pur godendo dei trionfi di Parigi. Gardel che come tutti i miti si racconta che non sia morto nell’incidente aereo, ma solo, stanco di tutto, volontariamente sparito dalla circolazione.

Buenos Aires non ammette sintesi, va vissuta tutta, barrio dopo barrio, ciascuno con un proprio centro, una propria atmosfera ed una storia da recuperare.

E quale Buenos Aires? Quella lenta e pigra, adagiata lungo il Rio de la Plata, che da secoli rincorre il porto ideale e oggi specula sulla “ristrutturazione” di Puerto Nuevo? Quella dalle ampie corsie, le più grandi del mondo!, che all’ora di punta alternativamente invertono parzialmente il senso di marcia? Quella che ogni notte va di milonga in milonga alla ricerca del partner perfetto o della partner ideale per il tango magistrale? O quella che intanto cerca nell’immondizia i cartoni da rivendere e assegna dignità ambientalista alla sopravvivenza di chi è stato buttato fuori dal mercato del lavoro?

Le guide locali: José

Lo incontriamo all’aeroporto di Puerto Iguazù. La stretta di mano è calda e vigorosa, il viso serio esprime un’attenzione sollecita nei confronti dell’interlocutore e nello stesso tempo un riserbo atavico, in sintonia con il portamento tranquillo che conserverà per l’intero viaggio. Con gesti precisi ci libera le mani da valigie e zaini e ci invita a salire sul pulmino a nostra disposizione, riporterà direttamente al Parco di Iguazù, come Sabrina propone per il primo dei tanti fuoriprogramma a cui risponderà nei giorni successivi, con semplicità e determinazione, compiendo di volta in volta il minimo di atti necessari per portare a compimento l’azione: è mosso dal principio di economicità, precisione e pazienza, nulla di eccessivo.

Josè è nato da padre argentino e da madre guarnì, abita fin da piccolo nel parco e ne conosce ogni angolo, oggi vi lavora come “guardiaparque”.

A Iguazù c’è il sole, la differenza di temperatura (e di umidità) rispetto a Buenos Aires si fa sentire, noi incominciamo a sfogliarci, la camicia, dopo la maglia, dopo la giacca. Percorriamo una lunga strada dritta fiancheggiata da alti alberi e silenzio. La voce dolce di Josè enumera dati essenziali che Sabrina traduce per noi, tra un po’ il nostro orecchio riconoscerà il senso delle parole e comunicheremo ciascuno nella propria lingua. Iguazù è il caldo umido dell’inverno subtropicale, la quantità di turisti nelle vacanze d’inverno e le innumerevoli farfalle variopinte, il “paseo” ecologico sul gommone che scivola silenzioso nell’acqua per non svegliare il piccolo di coccodrillo che sonnecchia sereno al sole e non distrurbare le tartarughe che copulano all’ombra dei rami più bassi, sui massi appena lambiti dall’ondulazione della superficie provocata dal nostro passaggio.

Iguazù è il silenzio assoluto e l’assoluto suono dell’acqua che gorgoglia e precipita improvvisa, domina maestosa l’orizzonte e non lascia spazio per nient’altro. Josè è la sapienza, fatta di sapienza ed umiltà, che deve avere l’uomo per essere parte di questa terra essenziale.

Le guide locali: A Peninsula Valdez con Liliana

Liliana è come io immaginavo gli abitanti della Patagonia. Ha un corpo asciutto ed è alta, in pieno inverno australe si copre con un semplice soprabito. Dicono che noi del Sud parliamo con le mani, ma in Liliana sono le mani stesse a parlare, lunghe e nervose, meglio … essenziali, come tutta la sua persona dai capelli ondulati. Ma quello che più mi ha colpito in Liliana è stato il volto, abbronzato naturalmente, per lei che trascorre all’aperto la maggior parte della giornata, dagli zigomi alti e dal colorito olivastro, mobile ed espressivo, sottolineato da occhi luminosi e trasparenti. Liliana è tutt’uno con la steppa patagonica, tutta uguale a se stessa, con il sole ed il mare che racchiudono tutto l’orizzonte nella Peninsula Valdez e con il vento senza il quale questa terra non sarebbe la stessa. Il vento modella le montagne ed il territorio, dà consistenza al suolo e dà una forma agli arbusti bassi. Il vento porta la sabbia da un posto all’altro ed erode le acantilados, la costa sedimentaria che il mare ha contribuito con i suoi depositi calcarei ad innalzare nel corso dei millenni. Il vento trasporta gli spruzzi del mare e l’eco dei gabbiani. Con Liliana abbiamo ascoltato il vento nel silenzio, per non disturbare gli elefanti marini adagiati nella loro crescita sonnolenta, e scrutato la superficie dell’oceano dove le balene salgono a espirare per poi immergersi di nuovo con un ultimo colpo di coda. Le balene che a Peninsula Valdez trovano un habitat favorevole al parto ed all’allattamento dei piccoli: un fondale che digrada lentamente, formando vere e proprie piattaforme a gradoni, e l’alternarsi delle maree che le porta ad avvicinarsi tanto alla costa da poterle avvistare dalla spiaggia. E Liliana è per me una sintesi di tutto questo, con la sua chiacchiera costante che contrasta con il suo corpo scolpito dal vento, come la sua terra… dove i sogni si realizzano.

Un giorno Iddio creò il mare e la costa e poi creò le montagne altissime, venne sera e non sapeva cosa metterci nel mezzo. “Mi riposerò – disse – e domattina vedremo!” L’indomani si svegliò e sapeva che aveva sognato, pensava e ripensava, ma non ricordava cosa… Allora smise di pensarci e decise di uscire, uscì di casa e vide una grande pianura tra la costa e il mare e le alte montagne e allora disse: “Questa sarà la terra in cui i sogni si realizzeranno!”

La Comunità Guarani

Prendiamo per un sentiero a lato della sede dei “guardia-parque”, dove abbiamo cambiato il pulmino con un fuoristrada e lasciamo anche la strada asfaltata, prendiamo un sentiero tracciato. Ci inoltriamo nella selva, non quella primaria che vedremo al Salto di Mokonà, ma quella secondaria, fortemente attaccata dai coloni bianchi che, in seguito alla recente crisi finanziaria prendono possesso di queste terra e deforestano per avere uno spazio di terra da coltivare. Il terreno è demaniale e non potrebbero, ma il Governo provinciale è a Posada, lontano, e quello federale, quasi remoto rispetto a questo estremo lembo di terra argentina incuneata tra il Brasile e il Paraguay!

Josè a Mokonà ci dirà “un giaguaro adulto ha bisogno di 10.000 ettari di selva, ci sono 48 specie di alberi in quel territorio, 98 specie di fauna, 6 specie di felini e 250 specie di farfalle notturne e diurne, 85 specie di piante parassitarie ed epifite e 488 specie di uccelli!!

Siamo arrivati, oltre il fuoristrada non può andare, prendiamo un sentiero ancora più stretto e lo diventerà sempre di più a mano a mano che ci inoltreremo. Siamo immersi nel silenzio, le nostre voci si odono a grande distanza, Josè ci invita a tacere, non sempre riusciamo a non effonderci in esclamazioni di meraviglia alla vista della vegetazione o di qualche uccello che ci tagli la strada o delle innumerevoli farfalle che ci accompagnano e non smettono di danzare con noi. Qui tutto è irreale!!! Josè prima di accompagnarci all’Aldea Guarnì ci fa visitare una serie di “salti” presenti nel territorio. Non è proprio semplicissimo raggiungerlo, il sentiero costeggia il rivo ed è scivoloso in più tratti sia che si debba poggiare il piede sull’erba impegnata d’acqua sia che si debba guadare la corrente passando da un sasso all’altro. E poi… siamo ampiamente ripagati dallo spettacolo che ci attende!! Il rivo che abbiamo seguito fin qui termina per noi in un concerto di cascatelle che precipitano in un bacino naturale, scolpito nel basalto marrone che lo circonda!! Il contrasto tra la terra rossiccia il verde dell’erba brillante e l’azzurro assoluto del cielo è totale!! Siamo incantati, non vorremmo più muoverci di lì, ma siamo attesi! Oggi è previsto il grande incontro con la Comunità Guarnì! Torniamo sui nostri passi... All’inizio del territorio dell’Aldea ci fermiamo, Josè modula un richiamo lento e sottile, appena percepibile … dopo un po’ si materializza Roberto. Roberto per noi, perché il Governo non consente che questo popolo utilizzi la sua lingua per designare l’identità dei suoi figli...!!! Siamo allibiti, ma questo non sarà l’unico motivo per esserlo…. Roberto parla lentamente, il suo casigliano è ben comprensibile per noi, le 700 famiglie che vivono nell’Aldea praticano l’agricoltura comunitaria, il capo decide la rotazione dei campi da coltivare .. manioca soprattutto e poi l’allevamento delle galline, la caccia di qualche piccolo animale selvatico … alcune donne escono dalla Comunità per vendere i prodotti del loro artigianato ai turisti di Iguazù, la loro “Grande acqua”!, non tutte hanno il permesso di entrare nel Parco, alcune espongono i loro prodotti per strada. I pesos che guadagnano servono alla famiglia per tutto quanto non si trova nell’Aldea, medicine soprattutto. Cerbottane, fermagli per capelli, uccelli variopinti, piccole sacche di reti, i loro prodotti hanno il colore delle piante dal verde brillante al giallo bruciato… non attraggono l’attenzione, i turisti preferiscono i colori spumeggianti che vengono dal Nord e così le donne guaranì hanno imparato a cucire strisce di stoffa multicolore che provengono dal Brasile!! E’ il tramonto la Comunità è silenziosamente operosa, le donne sono intente alle loro faccende, ci sono pochi bambini in giro stanno preparando i canti con cui alla fine della visita ci saluteranno. Poi, da un sentiero laterale rispetto al nostro ci vengono incontro tre bambine ed un maschietto, i più piccoli sono seduti su di una carriola completamente costruita in legno, a mò di carrozzina!! Sabrina chiede per noi una foto il nostro sorriso si unisce ai loro volti dall’espressione alquanto perplessa. Da lontano vediamo le capanne realizzate in legno e fogliame vario, se l’albero viene tagliato nel periodo dell’anno opportuno, in coincidenza con la fase lunare giusta, una capanna può durare anche dodici anni, altrimenti solo due o tre. E poi le trappole per catturare la selvaggina, le cerimonie per unirsi in coppia, quelle per dare il nome al neonato, l’albero che lenisce la fame e la sete e l’ortica da cui puoi bere!!! La visita dura a lungo, ma il tempo trascorre in un baleno!! I Bambini ci salutano festosi in un’ultima foto, uscendo dall’Aldea la visita alla scuola costruita da qualche anno con i fondi della Cooperazione tedesca.

L’indomani mentre il sole sorgerà radioso ed un venticello fresco ci solleticherà la pelle, sederemo davanti alla casa del caciche Silvino, ci parlerà della terra che diminuisce ogni anno di più, dei coloni che arrivano e si impiantano sulla terra demaniale e senza tanti complimenti iniziano a tagliare ed a coltivare i famosi pini argentini, delle stesse Comunità Guaranì che, nei momenti di crisi, sotto la pressione dei mercanti, abbattono la selva per coltivare alberi più commerciabili, perdendo così la loro identità, oltre che l’unico mezzo dal quale alla lunga riescono a sopravvivere. Ci parlerà della richiesta inoltrata con insistenza al Governo federale di riconoscere alle comunità Guaranì la designazione di Riserva culturale bio-ambientale, per riconoscergli il diritto di possesso delle terre, ma soprattutto l’indispensabilità di quel possesso per la loro sopravvivenza…

E poi via sul nostro fuoristrada. Percorreremo solo duecento metri e saremo sulla statale asfaltata….!! Tanto dista l’Aldea dalla carrozzabile ed il percorso di andata e ritorno sembra a me la metafora della distanza che separa il mio mondo da quello dei Guaranì: poche centinaia di metri, ma una distanza che di fatto è equiparabile ad anni luce se commisurata al desiderio che noi abbiamo di avvicinarci a loro, di conoscere e lasciarci conoscerci per trovare un dialogo possibile alla reciproca diversità.

Addolorata Langella, agosto 2003


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