Note di Diario
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16/06/04 Buenos Aires h. 20.05
Viene in mente "Sostiene Pereira". Sei in un piccolo
ristorante colorato di giallo di rosso e di blu. Appesa alle pareti
c`e` la memoria di una Buenos Aires ricca ed importante. Ti volti
e incroci lo sguardo di un cuoco in mezze maniche con la sigaretta
in bocca, che taglia con fermezza grossi pezzi di carne ormai
invasi dal fumo. Senti il profumo del formaggio fritto che sale
nelle narici insieme ad un leggero aroma di vino, rosso. Le orecchie
sono accarezzate dal vociferare allegro degli argentini e da una
passionale melodia.: il tango.
Sembra che abbia concentrato e frullato i luoghi comuni sull`Argentina,
in realta` voglio scrivere di questo paese raccontando l`irrazionalita`
dei miei pensieri, il salto da un`icona elaborata al contatto
tra la mia mano e l`aria stanca e grigia. Voglio unire l'immagine
dei capelli sporchi di una vecchia seduta all`incrocio con il
mosaico delle mattonelle che molta storia hanno visto e sorretto.
Prima di dimenticarmi, oggi ho pensato questo: se il passato e`
tutto cio` che abbiamo in memoria, il futuro sta proprio nella
nostra 'cabeza'. I pensieri che non mutano in parole, I sogni,
le speranze appartengono ad una dimensione che non e` ne passato
ne` presente. Difatti il presente e` l`azione. E` la manualita`,
il lavoro. E` la fatica.
Sono solo carceri di cemento armato
Quelle dalle quali feritoie si illuminano
Di luce artificiale
Sono solo loro
Quelli per cui?
Per cui l`uomo difende la propria innatura
E` solo vomito
Quello che si sputa dal dolore
E` solo sofferenza
Quella che si nasconde negli occhi esanimi
18/06 Pto. Iguacú h. 00.10
Nell`ammirare le cascate percepisci cosa significa la parola infinito.
Non un`infinita` materiale, non un deserto, non il cielo, nessuna
dimensione, vedi l`immortalita` del movimento. Un getto continuo
che dura da chissa` quanto, che durera` finche' non lo si fermera`.
Se guardi un punto fisso della garganta del diablo fai fatica
a soffermarti anche per pochi secondi.
La nostra mente non riesce ad elaborare un`immagine cosi` pura,
cosi` bianca, cosi` eterna.
19/06 Pto. Iguacú h. 19.30
Dimmi cos`e` la felicita`, cos`e` la pace?
Non so, ma ascolta la voce degli uccelli, ridi al salto delle
scimmie, taci al boato della cascata, calpesta la sabbia della
foresta..
21/06 Villaggio Guaraní "Fortin
Mborore" h. 22.00 circa
E` come incontrare la propria madre, riscoprire gli ingredienti
del nostro sapere, controllare le azioni e l`equilibrio. Nella
notte dello sciamano e dei bambini, il violino e la chitarra sono
fusi insieme all`odore della selva.
E la Croce del Sud sorride alle danze centenarie, sospira al canto
soave, si agita irrequieta davanti all`emarginazione delle sue
genti.
22/06 Villaggio Guaraní "Fortin Mborore`"
Quando chiudi gli occhi e il tuo battito segue il ritmo dei bastoni,
Le tue orecchie si aprono al risuono della terra che invoca pace.
Quando senti l`energia dei bambini indio che sorridenti ti girano
attorno, Il tuo cuore piange di felicita`.
Quando lo sciamano si avvicina e ti sfiora appena, il male esce
e il tuo corpo lascia spazio alla castita` delle emozioni, alla
forza della gioia, quando l`uomo e` nella foresta assaggia il
gusto della liberta`: di vivere nelle capanne, di mangiare i frutti
della sua terra.
Quando capiremo di chi siamo figli
Avremo il timore di distruggere
E il coraggio di costruire.
26/06 Rifugio Moconá
Passo, dopo passo, dopo passo, il tuo respiro e` colmo di ossigeno
vivo.
Guardi l`altezza degli alberi e ti incanti nel vedere il passato;
comprendi a fatica la storia e gli intrecci, osservi la materia
e pensi in una dimensione quasi assoluta. Poi, con un`azione semplice
quale voltare lo sguardo da destra a sinistra, vedi un passero
che si posa frettolosamente su un ramo: quieto, ti inchini al
volere della foresta.
TI senti piccolo piccolo ma accolto con grandi doni.
30/06 Buenos Aires
Lo scopo del nostro viaggio era principalmente quello di riscoprire
i luoghi in cui e` stato girato il celeberrimo film "MISSION".
Proprio in questa pellicola appare al pubblico l`esperienza delle
comunita` di indios guarani` e dei gesuiti. Alla fine del diciassettesimo
secolo tra la natura selvaggia e le immense cascate, nascevano
vere e proprie citta` in cui si sperimento` una vita sociale estremamente
rivoluzionaria. Ammetto che la mia diffidenza riguardo al lavoro
di evangelizzazione degli indios mi abbia portato a pensare che
forse i guaranti` non fossero completamente liberi, tuttavia credo
di aver imparato che a volte, prima di arrivare ad un`esperienza
perfetta e utopica, a quei tempi e in quelle condizioni si poteva
tranquillamente accettare di venire convertiti. Per prima cosa
bisogna ricordare che i gesuiti furono talmente in contrasto con
la Chiesa conquistatrice e violenta, che vennero, da essa, perseguitati
e quasi totalmente sterminati. Cosi` come fu sterminata la quasi
totalità` degli indios tra sanguinosi combattimenti. Queste
comunita` erano organizzate attraverso un`assemblea degli indios
che proseguiva in questo modo il sistema dei cacique (capi politici
dei villaggi), affiancati sempre da un gesuita per ogni mille
abitanti. Si lavorava il necessario per stare bene, cioe' una
media di tre ore al giorno nei campi, occupando il resto della
giornata in giochi, danze e tutto quanto poteva divertire l`uomo,
anticipando ed evitando l`alienazione da lavoro, protagonista
nella ricca Europa capitalista. La Chiesa stava nel centro della
piazza principale, il fulcro della vita comunitaria. Tutto attorno
vi erano le case, suddivise in abitazioni per single e case per
famiglie, c`era la scuola e gli edifici per i fabbri: tutto questo
era costruito con mattoni di fango e pietrisco essiccati, e l`architettura
subiva le influenze dello stile architettonico che i gesuiti conoscevano:
un misto di barocco e di classicita` greco-romana. Ripensando
alle fatiche che gli indios ebbero fatto a erigere chiese cosi`
belle mi chiedo dove essi prendessero le forze per fare qualcosa
di cui neanche loro, forse, erano convinti: a differenza del film
in cui tutti cantano l`ave maria e tutti sono rigorosamente religiosi,
il cacique del villaggio guaranti` che abbiamo visitato ci ha
detto che comunque i loro antenati mantennero i propri usi e quindi
anche i propri riti.
Anch`io inizialmente avevo pensato, come qualcuno fara` leggendo,
che anche questa fu un`esperienza, si` bella, ma non tanto progressista,
vista la presenza dei gesuiti; ebbene io mi sono ricreduto perche`
quello che essi fecero fu a mio avviso assai di "sinistra".
Innanzitutto perche' in alcune comunita` i campi non avevano proprietari
e ciascuno lavorava un pezzo di terra; infine il raccolto veniva
ridistribuito secondo le esigenze famigliari. La rete di queste
piccole citta` inizio` ad acquisire un`importanza tale da costituire
un pericolo per le superpotenze cristiane di Spagna e Portogallo.
E cosi` vennero eliminate sistematicamente, nonostante il ricorso
necessario alle armi dei piccoli eserciti indios, che cercarono
in ogni modo di continuare a vivere in quella dimensione che si
erano costruiti, evitando una situazione di schavitu`-morte certa.
02/07 Buenos Aires
1) Con la pipa in bocca, egli, guardando fisso per terra, procedeva
verso la sua meta. Nello sputare fuori il fumo dalla bocca sembrava
volesse imitare una rauca locomotrice a vapore. Non si distraeva
quando camminava rapido sul marciapiede coperto da un manto grigio
di sporcizia. Eppure uno qualsiasi, uno che veniva per la prima
volta a Buenos Aires, sarebbe rimasto sbigottito dal traffico
di carrozze, dalle urla di sottofondo, dal vociferare privato;
lui invece proseguiva imperterrito verso la bella biblioteca che
considerava essere la custode della sua vita e anche della sua
citta`.
Ancora oggi, ripercorrendo con la fantasia cosa poteva accadere,
anni fa, fuori da questa storica libreria, si riesce a gustare
l`immagine che Buenos Aires espandeva al di la` dell`Argentina.
Ma soprattutto mentre siamo seduti sul divanetto, dilettati dal
racconto della storia di questo luogo, rimaniamo impressionati
quando vediamo che l`interlocutore, il proprietario, alza gli
occhi verso sinistra per ricordarsi e divulgare quel periodo di
sofferenza che fu la dittatura militare. Non solo: il protrarsi
delle paure e dei dolori di questo popolo cosi` mediterraneo,
anche se geograficamente cosi` lontano, si avverte mentre ci viene
raccontato che il posto in cui ci troviamo poteva divenire, non
tanto tempo prima, un bellissimo simbolo del neoliberismo sfrenato:
al posto di qualche volume di filosofia europea, al posto di un
intero scaffale colmo di trattati orientali , poteva spiccare
una nauseante M gialla da cui colasse dell`unto artificiale. Per
fortuna
cosi` non e` e la nostra discussione sull`Argentina si dilunga
fino all`ora del nostro successivo appuntamento.
Aspettiamo infatti Ricardo in un magico ristorante della capitale,
vicino a Plaza de Mayo, uno di quei luoghi che storicamente e`
stato protagonista e ha visto passare di li` i personaggi che
la storia, nel bene o nel male, l`hanno fatta. Infatti quel posto
tiene in memoria tutto il cambiamento che gli anni e gli avvenimenti
apportano all`ambiente. Tutto scorre, tutto cambia, cosi` cambia
l`arredamento, cambiano i proprietari, cambia la marca dello zucchero,
cambia il cuoco perche` comunista, cambia il cameriere perche`
studente, cambia tutto, ma il posto e` affascinante proprio per
questo. Perche` qua tasti come l`Argentina sia mutata.
Ricardo, professore in un istituto superiore nella pericolosa
periferia di Buenos Aires, arriva un po` in ritardo causa la lentezza
del treno. Grazie alla sua voce calda e raschiante quando borbotta,
centra in pieno la chiave con cui descrivere la vita del suo paese:
un grande vortice appassionante in cui la borghesia ricca accompagna
la dittatura, le lotte del popolo generano amori, dove il dolore
impregna le famiglie, e la passione prevale sulla repressione.
Rimango entusiasta di Ricardo perche` soprattutto grazie a lui
ho proseguito a notare come gli occhi degli argentini siano testimoni
di quanto abbiano visto, e gelosamente ne custodiscano il ricordo,
senza poter nascondere nulla. E infatti e` proprio dagli occhi
che sgorgano i sentimenti piu` disparati che fanno agire di conseguenza
la persona: continuano le lotte, si diffonde la criminalita`,
ci si rende complici della corruzione. Ma sempre potranno cadere
quelle lacrime di gioia o di paura che scandiranno imperterrite
la vita di questo paese.
2) Alle madri di Plaza de Mayo
L`incedere lento nella memoria
Percuote lo spirito di muta tristezza
E orgogliose di mostrare il fazzoletto bianco
Cantano giustizia con i loro occhi, stanchi.
Tra le rughe che accolsero profonde lacrime
C`e` un passato da rivendicare
C`e` un presente per lottare
C`e` un futuro in cui morire
Ma mai, giurano mai,
perderanno la forza
di chiamarsi cosi` semplicemente <companeros>
Alessio Kolioulis, giugno 2004
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