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Racconti di viaggio

Tra gli indios Guaranì alle cascate di Iguazù



Dario Daniele in collaborazione con il CESPIM (Centro per i servizi al volontariato della provincia di Imperia) ha prodotto un video sul viaggio dal titolo “Studenti tra gli Indios guarani alle cascate di Uguazu” e una multivisione di immagini e musica “La Terra senza male” realizzata dal fotografo Fulvio de Faveri. Il ricavato di tale presentazione insieme ai diritti di autore del libro “Un piccolo sole” di Dario Daniele, sono interamente dedicati a un fondo a favore della comunità Guaranti di Fortin Mborore. L’evento che ha avuto luogo il 20 dicembre 2004 ha dato la possibilità di raccogliere un totale di €3000.

Segue il testo del documentario a cura di Dario Daniele

Fondata dai colonizzatori spagnoli nel sedicesimo secolo, Buenos Aires ha ora circa 12 milioni di abitanti ed è la capitale dell’Argentina. Il nostro viaggio inizia qui.

Mischiandoci tra i normali turisti, ci rechiamo al quartiere della BOCA, il più famoso, dove gli emigranti genovesi coloravano le precarie case con la vernice avanzata delle barche.
Si respira un’atmosfera speciale, tra artisti, note di tango e colori pastello.

Noi però non siamo turisti, siamo viaggiatori, vogliamo conoscere e incontrare la gente.
Dopo una feroce dittatura militare, con circa 30.000 persone torturate ed uccise – chiamati desaparecidos perché crudelmente fatti sparire,– nel 1984 è stata finalmente ristabilita la democrazia.

Dopo un periodo di forte crescita economica, nel 2001 una pesante crisi, con svalutazione della moneta dei due terzi, ha causato gravi problemi ai ceti più deboli dell’Argentina. Ora si assiste ad una ripresa, ma i problemi non sono certo terminati.

Incontriamo le Madri di Plaza de Mayo, le madri dei desaparecidos, nel cuore di Buenos Aires, di fronte alla Casa Rosada, sede del governo, dove ogni giovedì manifestano per non dimenticare.

E’ stato emozionante marciare con loro ed ascoltarle parlare al megafono in difesa dei loro diritti, dei diritti di tutti i giovani che ogni giorno vengono uccisi perché considerati “scomodi”. Con loro siamo andati a protestare davanti al monumento innalzato in “onore” del generale Roca, che ha ucciso, con il suo esercito, milioni di indios, strappandogli la vita, la terra e i beni. La sua spada ora viene colorata di rosso sangue…

Alessio ha chiesto alle Madri se nella lotta c’è più dolore o più gioia…ci hanno risposto che sicuramente c’è più gioia, che loro non si riuniscono per soffrire insieme, che nella battaglia non c’è posto per il dolore, che hanno bisogno di molta forza d’animo perché non lottano solo per i loro figli, perché nessuno potrà mai restituirglieli…..lottano per avere giustizia.

Incontriamo il prof. Ricardo in un magico ristorante della capitale, vicino a Plaza de Mayo, uno di quei luoghi che storicamente è stato protagonista e ha visto passare di lì i personaggi che la storia, nel bene o nel male, l`hanno fatta.

Ricardo è professore in un istituto superiore nella emarginata periferia di Buenos Aires. Grazie alla sua voce calda e raschiante quando borbotta, centra in pieno la chiave con cui descrivere la vita del suo paese: un grande vortice appassionante in cui la borghesia ricca accompagna la dittatura, la classe media tace, le lotte del popolo generano amori, dove il dolore impregna le famiglie, e la passione prevale sulla repressione.

Rimaniamo entusiasti di Ricardo perché soprattutto grazie a lui abbiamo notato di come gli occhi degli argentini siano testimoni di quanto abbiano visto, e gelosamente ne custodiscano il ricordo, senza poter nascondere nulla.

Ricardo ci porta in una storica libreria, luogo di incontro degli intellettuali oppositori al regime e, mentre siamo seduti sul divanetto, dilettati dal racconto della storia di questo luogo, rimaniamo impressionati quando vediamo che il proprietario, commosso, alza gli occhi verso sinistra per ricordarsi e divulgare quel periodo di sofferenza che fu la dittatura militare.

Infine trascorriamo un’intera giornata nella scuola di Ricardo, nella periferia di Buenos Aires. E’ una scuola costruita alla fine degli anni novanta dal governatore della provincia di Buenos Aires con un investimento gonfiato di 1.200.000 quando il pesos era a 1:1 con il dollaro! Si è trattato tratta di pura propaganda politica e di mal uso del danaro; la scuola tra l’altro è stata costruita con materiali di qualità scadente.

L’allegria è tanta quando noi ragazzi ci mettiamo a parlare in una classe di nostri coetanei; scopriamo che abbiamo molte cose in comune, anche se sicuramente i loro problemi sono ben più gravi dei nostri...Ci guardavano con aria curiosa e semplicemente ci chiedevano come eravamo finiti laggiù…chi lo sa?

Un corso sperimentale della scuola si occupa di diritti umani ed esiste anche una panetteria interna che fornisce il pane agli studenti e ai poveri del quartiere.

Gli insegnanti, simpaticissimi, ci offrono il pranzo nella sala professori. Gli studenti invece si stanno preparando per un importante corteo che ci sarà nei prossimi giorni. In Argentina anche i professori ballano!

L’ultimo incontro lo abbiamo con una nuova realtà assai interessante: una organizzazione che si occupa di commercio equo e solidale e possiede un bel negozio in centro, dove vengono venduti soprattutto prodotti dell’artigianato indios.

Partiamo con un aereo e raggiungiamo la provincia di Misiones, all’estremo nord dell’Argentina, sul confine con Brasile e Paraguay. Qua ripercorreremo i luoghi dove venne girato il famoso film “Mission” con Robert De Niro, ad iniziare dalle spettacolari cascate di Iguazù.

Sono maestose, le più belle del mondo, larghe più di due chilometri e alte circa 70 metri. Per quattro giorni esploriamo ogni angolo di questo paradiso, sia dal lato argentino che da quello brasiliano.

“Oggi ho vissuto emozioni mai provate prima.

Le cascate sono un qualcosa che non riuscirei a descrivere a persone che non le hanno mai viste, perché sicuramente non capirebbero.

Arrivata alla Garganta del Diablo – la cascata più impetuosa – mi sono sentita davvero piccola di fronte alla potenza immane della Natura; e penso che solo chi ha visto Iguazù può capire…Credo di non avere mai detto di essere felice; oggi,di fronte a quello spettacolo mi sono sentita felice e fortunata.” (Martina)

“Nell`ammirare le cascate percepisci cosa significa la parola infinito. Non un`infinità materiale, non un deserto, non il cielo, nessuna dimensione, vedi l`immortalità del movimento. Un getto continuo che dura da chissà quanto, che durerà finchè non lo si fermerà. Se guardi un punto fisso della Garganta del Diablo fai fatica a soffermarti anche per pochi secondi. La nostra mente non riesce ad elaborare un`immagine così pura, così bianca, così eterna.” (Alessio)

Altri interessanti incontri a Misiones. La cooperativa MAM si occupa di sviluppare un’economia alternativa, basata sul commercio equo e solidale. Visitiamo anche una loro piccola fabbrica di Yerba Mate, la diffusissima bevanda nazionale. Al ritorno abbiamo una sorpresa: hanno convocato una conferenza stampa e molti giornalisti di quotidiani e televisioni locali ci intervistano…

Successivamente visitiamo una miniera di ametista.

Trascorriamo poi alcuni giorni nella foresta sub-tropicale di Mocona, accompagnati dal mitico José, nostra espertissima guida con sangue Guaranì. Attraversiamo piste intricate con due fuoristrada. Studiamo le varie specie di flora e di fauna e, come punto d’appoggio, abbiamo un bel rifugio isolato.

Navighiamo in kajak, con qualche disavventura, nelle acque di un lungo rio e camminiamo tra gli alberi fino al tramonto quando i grandi fiumi, si colorano di rosso.

“Passo, dopo passo, dopo passo, il tuo respiro è colmo di ossigeno vivo. Guardi l`altezza degli alberi e ti incanti nel vedere il passato; comprendi a fatica la storia e gli intrecci, osservi la materia e pensi in una dimensione quasi assoluta. Poi, con un`azione semplice quale voltare lo sguardo da destra a sinistra, vedi un passero che si posa frettolosamente su un ramo: quieto, ti inchini al volere della foresta.

Ti senti piccolo piccolo, ma accolto con grandi doni.” (Alessio)

“Mi sento così lontana dall’Italia e dal resto del mondo. E’ strano: circondati dalla foresta, isolati da tutto, si ha tempo per pensare. Qui col sole o con la pioggia è tutto bellissimo.” (Martina)

Finalmente arriva il momento più bello del viaggio. Grazie alla nostra super-guida del turismo solidale e responsabile, Sabrina Bini, con cui stringiamo una solida amicizia, riusciamo a vivere alcuni bellissimi giorni nella comunità Guaranì di Fortin M’Bororé.

Prima di arrivare visitiamo in città un piccolo museo con oggetti usati nel film “Mission”, tra cui il famoso flauto suonato dal gesuita interpretato dall’attore Jeremy Irons.

Entrare nella comunità come ospiti particolari è un’esperienza eccezionale. Akiri ci porta a visitare il villaggio. E’ stato bello salutare ogni persona che si incontrava e ricevere un saluto o anche solo un sorriso. Ci ha portato alla “casa tipica”che hanno costruito apposta per noi, dove dormiremo. I nostri vicini sono Sulema e Carlos, una coppia molto gentile e disponibile. La sera siamo stati invitati a vedere i cori dei bambini.

Sono fantastici, felici hanno cantato e ballato con lo Sciamano e dopo un primo, breve, momento di diffidenza ci hanno dato subito confidenza.

Quando hanno iniziato a cantare è stato come se non esistesse nient’altro, solo la musica e i volti sorridenti e curiosi di quei tanti bimbi.

Passata la notte, abbiamo fatto un’abbondante colazione con “mate cocido” e farina, preparata dalla dolcissima Sulema.

La maggior parte dei bimbi era a scuola: siamo andati a trovarli.

“Ho iniziato a dare qualche dolce ad alcuni bambini e mi sono venuti tutt’intorno con quei grandissimi occhioni scuri spingendosi l’un l’altro per avere un dolce.

Sulema mi ha insegnato a fare i braccialetti artigianali; stavo iniziando ad abituarmi alla vita nel villaggio.” (Martina)

Abbiamo poi intervistato il Cacique, il capo eletto dalla comunità: ci ha parlato dell’orgoglio Guaranì, dei tanti problemi, delle loro tradizioni affascinanti.

Il Cacique ci ha raccontato che, alcuni bambini, appena nati, vogliono tornare alla “terra senza male” dalla quale provengono e semplicemente muoiono.

“È difficile pensare alla loro situazione e non soffrire. Quello che più mi fa arrabbiare è che al Governo non importa se i bambini stanno male o se l’intera popolazione Guaranì rischia di estinguersi: devono addirittura lottare per avere i titoli di proprietà delle terre che, da sempre, appartengono a loro, mentre i coloni tutto intorno possono tranquillamente distruggere la foresta per costruire le loro case e piantare il loro mais.
Distruggendo la foresta e inquinando l’aria, l’acqua e la terra, stiamo cancellando una cultura e un delicato ecosistema.” (Martina)

La sera, alla luce di una sola candela, di nuovo musica.

“Nella notte dello sciamano e dei bambini, il violino e la chitarra sono fusi insieme all`odore della selva.

E la Croce del Sud sorride alle danze centenarie, sospira al canto soave, si agita irrequieta davanti all`emarginazione delle sue genti.

Quando chiudi gli occhi e il tuo battito segue il ritmo dei bastoni, le tue orecchie si aprono al risuono della terra che invoca pace.

Quando senti l`energia dei bambini indios che sorridenti ti girano attorno, il tuo cuore piange di felicità.” (Alessio)

“Questa volta i bambini ci hanno invitato a ballare con loro; lo Sciamano ci ha fatto un rito per liberarci dal male e non solo: è stato tutto molto bello. Mi sono davvero innamorata di tutti i bambini; si sedevano vicino a me e mi toccavano i capelli o mi saltavano addosso in 3 o 4 per giocare; uno in particolare, Leandro, è stato per 20 minuti tra le mie braccia e mi stringeva così forte che non lo avrei voluto lasciare mai più.” (Martina)

Infine gli ultimi giorni li abbiamo dedicati alla visita delle straordinarie riduzioni gesuitiche del 17° secolo, giganteschi blocchi di pietra dai quali possiamo sentire echi di voci lontane nel tempo, patrimonio mondiale dell’UNESCO.

Ne abbiamo visitate cinque, di cui due in Paraguay.

E’ incredibile pensare che, tra la natura selvaggia e le immense cascate, nascevano vere e proprie città in cui si sperimentò una vita sociale collettiva estremamente rivoluzionaria. Queste comunità erano organizzate attraverso un`assemblea degli indios che proseguiva in questo modo il sistema dei Cacique, affiancati sempre da un gesuita ogni mille abitanti. Si lavorava il necessario per stare bene, raggiungendo livelli di benessere mai conosciuti prima, enormemente superiori a quelli dei coloni spagnoli e portoghesi. La chiesa stava nel centro della grande piazza principale, il fulcro della vita comunitaria. Tutto attorno vi erano le case degli indios; c`era la scuola, la casa delle vedove e degli orfani, e gli edifici per gli artigiani: si producevano tessuti, sculture, strumenti musicali, utensili di ogni tipo. Esistevano biblioteche e scuole d’arte. L`architettura subiva le influenze dello stile architettonico che i gesuiti conoscevano: un misto di barocco e di classicità greco-romana. Ci chiediamo quale forza portò gli indios a costruire una tale magnificenza.

In queste comunità le terre erano per lo più collettive e il raccolto veniva ridistribuito secondo le esigenze famigliari. Non esisteva la moneta e si effettuavano solo scambi.

La grandiosità di questa mura è impressionante; chiudendo un attimo gli occhi possiamo immaginare le migliaia di persone che lavorano incessantemente in quella comunità, le musiche e i canti dei cori dei bambini Guaranì.

“È impensabile come poche persone, solo grazie alla loro fede e, secondo me, all’amore per il popolo Guaranì, siano riuscite a creare questa società così perfettamente funzionale e soprattutto equa. D'altronde è impossibile non amare i Guaranì; conquisterebbero chiunque con la loro semplicità e purezza; se tutti potessero passare anche solo un paio d’ore in loro compagnia, forse eviterebbero di emarginarli in questo modo, tanto da ridurli a mendicare un pezzo di pane in mezzo alla strada, costretti a vivere in riserve!” (Martina)

La rete di queste piccole città iniziò ad acquisire un’importanza tale da rappresentare un pericolo per Spagna e Portogallo, diventando troppo competitive ed autonome. E così vennero eliminate: i gesuiti vennero espulsi e gli indios cercarono in ogni modo di difendersi, senza riuscirci, per continuare a vivere in quella dimensione che si erano costruiti, insieme ai padri gesuiti, evitando una situazione di schiavitù e di morte certa.
Siamo alla fine del nostro viaggio.

I 1.200 chilometri per tornare a Buenos Aires li percorriamo con un pullman molto confortevole. L’ora della partenza è purtroppo arrivata.

Incontri, paesaggi, scoperte: quanti momenti interessanti in questo viaggio stupendo.

Ma è soprattutto la storia lontana di un popolo felice, dentro una foresta straordinaria, a rimanere nei nostri ricordi: la nostalgia per un esperimento sociale che avrebbe potuto forse cambiare il mondo, ma che la stupidità e l’avidità degli uomini hanno impedito e distrutto per sempre. Nessuno, mai nessuno, riuscirà comunque a distruggerne il ricordo e noi cercheremo, con la nostra testimonianza, di dare un piccolo contributo.

Dario Daniele, giugno 2004


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