“Sicurezza” in
Argentina (Argentina mon amour)
Oggi primo Dicembre 2047 è giorno di festa
mondiale, almeno per il mondo ambientalista e sociale, cioè
il mondo delle persone vere, non per quello economico-politico
dei fantocci e degli alieni.
Esattamente un anno fa, al compimento del 78esimo anno di vita,
scompariva quello che e’ stato un grande personaggio di
questo disgraziato pianeta, ovverosia Stefano Emme. Nato e dipartito
lo stesso giorno, per ricordarlo, nel corso del social forum mondiale
di quest’anno svoltosi a Giugno (che finalmente ha raggiunto
un alto livello di serietà e impegno concreto), è
stato deciso di far diventare il primo Dicembre, Festa Sociale
Mondiale. Ovviamente tale giorno di festa non è riconosciuto
a livello politico e soprattutto religioso. Fatto sta che in tutto
il mondo, oggi, la brava gente non lavora, va in giro in bicicletta,
non compra niente di inutile, e alla sera festeggia in allegria,
all’aperto nelle piazze e nelle strade, qualsiasi sia il
tempo, la nuova ricorrenza. E si parla e si racconta di Stefano
Emme, della sua (disgraziata) vita, delle sue (criptiche) parole,
dei suoi (contorti e privi di senso) discorsi, delle sue (folli
e goffe) gesta. Qui vogliamo ricordare quando il nostro eroe si
trovava in quel di Buenos Aires.
Guarda caso era il primo Dicembre 2005.
Era di ritorno da un tour in Patagonia in compagnia di altri scellerati
e sotto la guida di una fiorentina dal delicato ”caratteraccio”.
La Patagonia, terra di grandi spazi, di grandi immagini e sensazioni
e di qualche turista di troppo, perlomeno in qualche punto.
Per ricordare e contestualizzare, però, l’episodio
del primo Dicembre 2005, dovremo curare l’aspetto argentino
delle forze dell’ordine (del disordine, sarebbe meglio dire)
Già in un posto chiamato El Calafate dove troppi turisti
devastatori vagavano liberamente, Stefano Emme, potè percepire
l’aria che tirava, e quella che tirava negli anni ancora
prima, allorquando il regime militare imperversava. Durante un
pomeriggio di allora, vide svolgersi una suggestiva e silenziosa
manifestazione per le strade di El Calafate che ricordava e chiedeva
giustizia per un giovane ragazzo di nome Beto, con molta probabilità
soppresso senza alcun motivo dalla locale polizia argentina dal
grilletto molto, ma molto facile. Cosa che Stefano Emme riscontrerà
non solo dai racconti in Buenos Aires, ma anche da un certo pesante
clima nei punti nevralgici della città.
La giornata del primo Dicembre si svolse per le strade cittadine,
fino a giungere al momento più bello e più inquietante
in Plaza de Mayo, dove appare la Casa Rosada. Lì, un’oppressiva
presenza di “fantocci ammaestrati” in divisa di polizia,
inferriate e cancelli, che costringevano a percorsi obbligati,
come in una gabbia per polli, prima di arrivare al centro della
Plaza de Mayo, dove le Madri de Plaza de Mayo, le Madri dei desaparecidos,
parlavano alla gente. Queste simpatiche vecchiette, tutte in formato
tascabile, con i loro tipici fazzoletti sulla testa, possedevano,
nonostante i loro drammi, una contagiosa allegria, che faceva
dimenticare lo squallore della militarizzazione da cui la comitiva
era circondata. A conclusione, quando la manifestazione era terminata
e la gente era defluita dal centro della piazza, un ulteriore
inquietante cancellata si chiuse a segregare ancor di più
la zona di fronte alla Casa Rosada. Il che non fece che confermare
al buon Stefano Emme, di come le polizie siano al solo servizio
dei potenti e dei ricchi, mai del normale cittadino e dei più
indifesi, i quali, anzi, possono servire come bersagli, quando
le mani prudono. Detto di ciò, della giornata, giunse poi
la sera, e Stefano Emme, in preda ad un certa frenesia, decise
di acquistare un paio di scarpe in un negozio sportivo di fronte
all’hotel dove il gruppo era alloggiato, in una zona centrale
di Buenos Aires. Mentre era all’interno del negozio e si
apprestava a pagare il dovuto, vide di fronte a lui i commessi
dileguarsi e sparire nel sottoscala. Dietro due giovani esagitati
vociavano qualcosa e spingevano. Il primo suo pensiero fu “mi
hanno teso una trappola e vogliono prendermi il portafoglio, porco
cane ho appena fatto il Bancomat”. Stoica voleva essere
la sua resistenza e nel caso pensava di usare la sua grande saggezza
per risolvere la situazione, cedendo i suoi beni monetari, ma
conservando il resto del portafoglio. Una volta però mostratagli
dai due la ferraglia, genialmente, capì che era bene seguire
nel sottoscala gli altri, senza ulteriori sforzi per capire cosa
esattamente volevano quei ragazzi così…ehm….nervosi.
Lunghi furono quei 3-4 minuti nel sottoscala del negozio. La sua
preoccupazione maggiore non fu quella per la propria incolumità,
ma che avrebbe fatto tardi per la cena, la cena del giorno del
suo compleanno. “Come faccio a raggiungere il tipico ristorante
dove Sabrina, la guida fiorentina, mi aspetta se son chiuso qua
dentro?” pensò Stefano Emme. In realtà i due
ragazzi volevano “solo” appropriarsi dell’incasso
della giornata, e dunque il campo fu libero dopo pochi minuti,
e Stefano Emme, senza ulteriori intoppi, raggiunse i compagni
di viaggio per poi prendere il taxi; beh, certo con addosso un
po’ di alterazione psicosomatica. Poi, grazie al suo grande
self-control, bastò un bicchier di vino e la visione in
uno sfolgorante rosso, di Sabrina la guida fiorentina, e tutto
fu a posto.
Si può dire che Stefano Emme avesse voluto vivere appieno
Buenos Aires, la sua parte più pericolosa. In realtà
non fu affatto così. Lo capì dai racconti del giorno
successivo.
Quello alla scuola gli mostrò un’altra giovane vittima
assolutamente innocente, delle angherie e della vigliaccheria
della polizia e delle istituzioni locali; gli mostrò la
spontanea solidarietà di persone qualunque che impedirono
agli stessi vigliacchi di alterare e manomettere il corpo della
giovane vittima, frapponendo il loro ben vivo. Gente evidentemente
abituata a certi atteggiamenti della polizia, avendoli visti e
subiti sulla propria pelle tante volte. Quello al museo del debito
estero, di un Argentina travagliata e oppressa, al grande caos
dei primi anni del 2000, monito a quello che può succedere
quando la sola cosa che conta è il denaro e il predominio
economico conta più di tutto il resto.
Tutto sommato, pensò Stefano Emme, aver assistito per la
prima volta ad una rapina a mano armata il giorno del proprio
compleanno a Buenos Aires fu solo un puro caso; sarebbe potuto
avvenire anche a casa sua.
Quel che invece percepì dell’Argentina, di Buenos
Aires e delle istituzioni locali, era, più che in altri
paesi, un oppressivo lontano ma anche recente passato ancora presente,
un militarismo non nascosto, una sensazione di soppressione sempre
pronta a stroncare qualsiasi forma di ribellione anche pacifica.
Come in tanti altri posti c’erano pochi e potenti ricchi
impuniti con un esercito a disposizione a sua volta impunito,
molta gente normale ma inerme e priva di coscienza, qualcuno che
cerca di vivere in maniera diversa dai modelli imposti, e sopratutto,
tanti poveri e poverissimi. E se quest’ultimi diventassero
troppi e troppo pericolosi…..la Coca-Cola provvederà,
regalando ogni tanto una lattina a testa, così per tenerli
buoni, dissetati e anche un po’ drogati.
Oggi, anno 2047, almeno nel settore del turismo, l’Argentina
ha superato se stessa, grazie all’opera della già
nominata Sabrina la fiorentina detta anche “il porcospino”,
per suo acuminato caratterino che metteva in riga tutto e tutti.
Oggi Sabrina è un’arzilla ottantenne che ancora gira
per il mondo a sistemar faccende…..
Il turismo, si diceva, è presente e consapevole. C’è
quello per la mandria, controllato, sorvegliato e limitato entro
i giusti limiti e c’è quello per chi è di
provata rispettosità verso le meraviglie che lo circondano,
il quale ha ovvia libertà di muoversi. Al ghiacciaio del
Perito Moreno è scomparsa la gigantesca scritta “McDonald”
sopra di esso. Sul monte Fitz Roy è sparito lo stricione
di 500 m che era stato appeso dalla Nestlè sulla cima del
monte che copriva per lungo tutta la punta. A El Chalten sono
stati disintegrati i mega-alberghi che nulla avevano a che fare
con l’ambiente di laggiù e che per di più
si chiamavano “Exxon” e “Shell” con i
colori delle rispettive compagnie petrolifere. A Puerto Piramydes
è sparita la scritta a caratteri cubitali Coca-Cola sulla
spiaggetta, la quale scritta rimaneva visibile anche con l’alta
marea, mentre di sera diventava fosforescente. Ai pinguini di
Punta Camarones e Punta Tombo è stato tolto il sandwich
di cartelli che portavano addosso con le scritte “Mangio
Danone e sto benone” e “Vesto Benetton”.
Anche i ghiacciai hanno ripreso i loro nomi originali e non si
chiamano più ghiacciaio “Nike”, “Bayer”
e “Philip Morris”.
La presenza della polizia e dei loro simili è ora molto
più discreta e meno invadente, al servizio dei più
deboli, e non il contrario, e se qualcuno sgarra anche solo un
pò, saltano teste importanti. Le foreste da anni non vengono
più tagliate e sfruttate: loro avevano già dato
troppo, quasi tutto, non ne potevano davvero più. D’altronde
se non fosse andata così , oggi 1 Dicembre 2047, non potrei
essere qui a scrivervi Tutto ciò, come detto, merito della
pungente Sabrina e della eterea filosofia di Stefano Emme.
Le rapine…beh….ci sono ancora …ma i rapinatori
sono discreti, non spaventano e si sono dati un limite di prelevamento.
Ma soprattutto rassicurano subito il timoroso rapinato, che per
la cena specie se di compleanno….non c’è problema….farà
tranquillamente in tempo!
Argentina mon amuor!
Stefano Emme, dicembre 2005
Back to Travelers' Notes
Volver al índice de Relatos de Viaje
Ritornare all'indice di Racconti di viaggio
|