- Patagonia, perché
Patagonia?
Ci deve essere un perché? E’ un viaggio.
Dopo essere scesi a Santiago del Cile e preso confidenza con la
cortesia e simpatia dei locali abbiamo iniziato la discesa verso
la Patagonia. Con bus di linea, colectivo, ci siamo diretti verso
la prima tappa: l’isola di Chiloè, verde isola con
vecchie abitazioni in legno e le famose palafitte. Dopo la giornata
di giri turistici alla sera spensierate chiacchiere, davanti ad
un caminetto acceso, con il proprietario, dueño, dell’hostal.
Si riparte per Bariloche in Argentina, zona dei laghi. Attraversiamo
il confine in montagna, è novembre e c’è ancora
molta neve nei campi vicini alla strada. Bariloche sembra una
città del tirolo, ci serve per continuare la conoscenza
dei nuovi luoghi ed impostare la continuazione del viaggio.
Ci buttiamo giù per la famosa ruta 40 con un pulman turistico,dopo
un paio di ore si abbandonano le montagne e inizia la pampas,
bella e sconfinata e sarà l’unico paesaggio che vedremo
nei due giorni di viaggio (che pampes …). Spazi piatti e
sconfinati, una casa ogni tanto, qualche mandria qua e là
e poi nulla. Quando raramente succede che si incroci una macchina,
ovviamente col parabrezza rotto causato dalla strade di terra
battuta, grandi saluti e suoni di clacson, l’incrocio di
una macchina è un evento eccezionale.
A metà strada, all’altezza del paese Perito Moreno,
c’è la cueva del las manos. In tanta pianura si apre
una verde gola e sulle rocce ci sono le famose pitture rupestri
segno di insediamenti umani.
Dopo un altro giorno di pampas si arriva a El Chalten, inizio
del parco Los Glaciares. Arriviamo alla sera, contro un cielo
rosso scuro si vedono nitidamente il cerro Torre e il Fitz Roy
incorniciati da onde di nuvole nere, un’emozione.
I giorni successivi con facili trekking, vento permettendo a volte
era così forte da costringerci a sdraiarci per terra, raggiungiamo
i miradores per vedere da vicino queste due notissime montagne
e poi via verso El Calafate costeggiando laghi bellissimi nei
quali si gettano immensi ghiacciai.
Da El Calafate la obbligatoria visita al ghiacciaio Perito Moreno
e, nonostante lo avessimo già visto mille volte in fotografie
e film, restiamo calamitati a guardarlo per la sua maestosità
e bellezza. Giro in barca per ammirare gli altri ghiacciai ovviamente
da primato per altezza o larghezza.
Torniamo quindi in Cile a Puerto Natales dove organizziamo il
trekking nel parco delle Torri del Paine, quattro giorni di cammino
in un posto bellissimo. Montagne maestose anche se solo di 3000
metri, laghi di colore diverso a secondo della loro natura, piante
e cespugli con bellissimi fiori rossi, novembre è primavera,
uccelli che scappano dai cespugli al nostro passaggio, rapaci
che volano alti nel cielo, ghiacciai che lasciano di tanto in
tanto cadere piccole slavine creando fiumi di ghiaccio, non una
strada, non una macchina, non un paese per quattro giorni. L’ultimo
giorno sul lago Grey dal rifugio, mentre mangiavamo comodamente,
vedevamo passare immensi iceberg.
Infine ritorno a Puerto Natales e da qui scendiamo a Punta Arenas,
sullo stretto di Magellano dove si incontrano l’oceano Atlantico
e il Pacifico, uno verde e l’altro blu, quando me l’hanno
detto non ci credevo ma si vedono distintamente i due colori.
Gita all’isola Magdalena, isola protetta piena di pinguini
e altri uccelli, si cammina in un sentiero obbligato in mezzo
a loro, sono veramente tantissimi. Visita anche ai primi insediamenti
dei conquistatori e da qui si può vedere l’isola
che, in periodi recenti, era stata trasformata in un enorme campo
di concentramento.
Dal Cile passiamo in Argentina per arrivare nella città
alla fine del mondo a Ushuaya. Scontata gita in barca nel canale
di Beagle dove il mare, per la luce particolare, sembra nero.
Gite nei dintorni nel parco e sul ghiacciaio soprastante e riposo
nei caldi e accoglienti locali sorseggiando ottima birra artigianale
sognando mitiche avventure.
Ritorno alla realtà e ripartenza, sempre in pulman sugli
aerei era impossibile trovare posto, per problemi di tempo andiamo
direttamente a Puerto Piramides, nella penisola argentina di Valdez,
partiamo alle 5 del mattino e arriviamo alle 16 del giorno dopo.
Il viaggio non è stancante come potrebbe sembrare, i pulman
di linea, colectivos, sono comodi, il personale cortesissimo e
ottimo il servizio a bordo, inoltre si possono ammirare spettacoli
bellissimi come l’alba sull’oceano, il sole sorge
da una parte ed è separato dalla luna ancora presente dall’altra
da un’infinità di stelle in un cielo di mille colori
che vanno dal giallo intenso al nero.
Alla penisola Valdez gita in barca a vedere le balene, spettacolo
bello ma gita da non fare, si va con grossi e rumorosi gommoni
nella baia dove le balene vivrebbero serenamente, ci si avvicina
ad un piccolo balenottero che così spaventato salta fuori
dall’acqua per comunicare con la madre la quale a sua volta
risponde allo stesso modo, creando uno spettacolo che piace molto
ai turisti, poi si riuniscono e tutto finisce per fortuna bene
ma perché farlo?
Anche da qui si deve partire, sempre più a nord, ma non
è più Patagonia allora addio Patagonia sei proprio
bella.
Un amico, Patgaonia 2008
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